lunedì 30 marzo 2009

Scream Queens (2): Ingrid Pitt

Ingrid Pitt, nata in Polonia, esordisce nell'horror col botto nel 1970, quando nel giro dello stesso anno escono ben tre film di produzione inglese in cui interpreta in maniera magistrale il ruolo di vampira; due di questi, 'Vampiri Amanti' e 'La Morte Va a Braccetto con le Vergini' sono addirittura prodotti dalla Hammer, che - seppur all'inizio del declino - ancora era la più nota casa di produzione specializzata in film horror, e l'altro, 'La Casa che grondava sangue', dalla sua principale concorrente, la Amicus.
'Vampiri Amanti', diretto da Roy Ward Baker, è liberamente tratto da 'Carmilla' di Sheridan Le Fanu, e posso tranquillamente affermare (nonostante per la 'mia' Carmilla io abbia usato una tipologia femminile completamente diversa) che Ingrid Pitt è stata la più affascinante Carmilla del grande schermo, una dea lesbo-vampirica che riesce ad incarnare sensualità e morte con estrema naturalezza nonostante quando l'anno prima, nel 1969, le era stato offerto il ruolo principale la scena di nudo frontale l'avesse preoccupata un po'. Ma si spoglia di nuovo completamente in 'La Morte Va a Braccetto con le Vergini', diretto dal regista di origine ungherese Peter Sasdy: in una storia ispirata a quella della contessa Bathory, la Pitt è indimenticabile nel ruolo di una nobildonna che non accetta di invecchiare e rinnova ogni volta un terribile sortilegio uccidendo una vergine e poi bagnandosi nel suo sangue, trasformandosi così in una bellissima ragazza; vi sono sequenze erotiche memorabili inperniate sul fascino di Ingrid Pitt, ma la doppia interpretazione mette anche in risalto la sua bravura d'attrice non solo bella. Riesce a trasmettere allo spettatore tutta la nevrotica follia che investe talvolta il mondo femminile quando non accetta l'inesorabile passare del tempo, divenendo capace di azioni orrende e irrazionali.
Nel giro di un solo anno la Pitt si è già guadagnata il titolo di regina dell'horror dei primi anni Settanta, ma - dopo una breve apparizione in 'The Wicker Man' (1973) - decide di continuare la sua carriera lontana dai ruoli che l'hanno resa celebre, diradando poi le sue apparizioni dalla seconda metà degli anni Ottanta.
Ingrid Pitt, ora da molti dimenticata, è un'attrice che non ha avuto dal mondo cinematografico ciò che realmente meritava. Ma se non l'avessi vista in 'Vampiri Amanti' forse non avrei scritto 'Sangue e Pizzo Nero'. E questo mi basta per inserirla di diritto in questa mia piccola 'hall of fame' virtuale.





domenica 29 marzo 2009

Badass Bitches (2): Tura Satana

"Era meravigliosa, lavorava duro, non voleva uno stunt per girare le scene più pericolose, era molto forte e ci aiutava persino a portare l'attrezzatura. Ma aveva anche idee molto chiare su come dovevano andare le cose. Una volta abbiamo avuto un litigio e lei ha dato un pugno talmente forte sul muro che quasi si rompeva la mano".
(Russ Meyer)

All'anagrafe il suo vero nome è Tura Luna Pascual Yamaguchi, nata il 10 luglio 1938 a Hokkaido. Americana di origini giapponesi, ma con anche sangue Cherokee nelle vene, suo padre era un attore di film muti, sua madre una contorsionista. Durante la Seconda guerra mondiale Tura Satana fu internata, insieme ai genitori, in un campo di concentramento in California, poi si trasferì con la famiglia a Chicago. A 9 anni subì uno stupro da parte di cinque uomini che non furono mai puniti (anzi, un giudice corrotto condannò lei al riformatorio in quanto "tentatrice"); Tura reagì imparando il karate e l'aikido e impiegò i quindici anni successivi a dar loro la caccia ad uno ad uno e vendicarsi. "Avevo fatto una promessa a me stessa", dichiarò anni più tardi, "che un giorno, in qualche modo avrei saldato i conti con tutti loro. Non sapevano mai chi fossi finchè non glie lo dicevo". A 13 anni si sposò, con un matrimonio combinato, e divorziò nove mesi dopo. Iniziò a lavorare come danzatrice esotica, e a soli 14 anni entro a far parte di una gang femminile, sempre a Chicago.

Nel 1963 debuttò nel cinema interpretando una prostituta in 'Irma la dolce' di Billy Wilder. Poi interpretò alcuni film per la televisione, ma è nel 1965 che avvenne l'incontro che le cambiò la vita: Russ Meyer, leggendo un'inserzione su Variety, la scelse per interpretare la parte di Varla in 'Faster, Pussycat! Kill! Kill!'. Per gli anni Sessanta il film (che aveva tra le protagoniste anche Haji e Lori Williams) fu un vero e proprio monumento all'immoralità, alla forza e alla perversione. Tura Satana usa il suo corpo come miele per le api. L'uomo la vede e la vuole, ingannato dalla sua bellezza sensuale, ma questo elemento da lei viene usato come arma letale: la sua bellezza è come una fiamma, e gli uomini come falene affannosamente la rincorrono fino a quando la raggiungono e rimangono inevitabilmente bruciati. La sua prorompenza fisica, quel seno oversize e quel viso tagliente come un rasoio vengono usati per ridicolizzare quegli irritanti macho-men che incrocia nel suo cammino. Grazie a questo film divenne un'icona del genere exploitation. Viene letteralmente venerata dai fans e dalle femministe, ed è amata da registi come Quentin Tarantino, che ha dichiarato: "Darei cinque anni della mia vita per poter lavorare con lei". Uno status di attrice di culto che è riuscita a mantenere nonostante successivamente abbia interpretato pochissimi film, fra i quali spiccano due leggendari B-movies diretti da Ted V. Mikels: 'The Astro Zombies' (1968) e 'The Doll Squad' (1973, noto in Italia con l'assurdo titolo 'Squadra Speciale con licenza di sterminio').

La sua vita così dura fin da bambina la forgiò sia come persona, sia come attrice. Nei suoi film la risolutezza, la caparbietà e la rabbia, sempre e comunque, la contraddistinguono in modo emblematico, ma si sanno fondere splendidamente con la sua sensualità.

Tura Satana è la donna e l'attrice che non scenderà mai a compromessi con il mondo maschile, che anzi diventa ciò che senza appello deve essere distrutto, ed è facile comprenderne il motivo. La sua rabbia interiorizzata esplode nei ruoli che interpreta in modo magistrale, spesso riscrivendone i dialoghi o aggiungendo elementi alla scene. Per il personaggio di Varla in 'Faster Pussycat! Kill! Kill!' si crea da sola costume e trucco, riscrive i dialoghi, aggiunge l'uso delle arti marziali per esaltare le sue potenzialità fisiche e suggerisce importanti variazioni di sceneggiatura per spettacolarizzare le scene ("Ho preso molta della rabbia che avevo immagazzinato dentro di me per molti anni e l'ho lasciata andare. Ho dato una mano a creare il personaggio di Varla e a farne qualcuno a cui molte donne avrebbero voluto assomigliare"). Il suo contributo a livello creativo è tanto importante che - pur non essendo accreditata alla sceneggiatura - riesce ad ottenere i diritti sulla sua immagine e sul personaggio di Varla (e pare che il più volte annunciato remake a colori del film non sia stato ancora realizzato a causa dell'opposizione dell'attrice, opposizione che non avrebbe impedito la realizzazione della pellicola, ma avrebbe costretto perlomeno a cambiare nome e caratteristiche della protagonista principale). Su questo Russ Meyer è sempre stato molto onesto: "Il film lo abbiamo fatto lei ed io". Da parte dei fans c'è una tale identificazione fra Tura Satana ed i personaggi che interpreta che in 'The Astro-Zombies' il suo personaggio si chiama proprio Satana come lei. E' divenuta anche un fumetto grazie al mio amico Mike Hoffman, che ha scritto, disegnato e pubblicato 'Tura Satana - The Ultimate Femme Fatale'. Non più solo una regina dell'exploitation, ma una vera e propria icona pop.

sabato 28 marzo 2009

Badass Bitches (1): Pam Grier

Pamela Suzette Grier nasce a Winston, Salem il 26 maggio 1949. Si trasferisce dal Colorado alla California, abbandonando il progetto di laurearsi in medicina, e approda giovanissima a Los Angeles, dove si paga i corsi di recitazione dividendosi tra cinque diversi lavori (uno di questi è quello di segretaria presso la American International Pictures, la casa di produzione di Roger Corman, specializzata in film di serie B). L'esordio come attrice avviene nel 1970 con una piccola parte nel film 'Beyond the Valley of the Dolls' diretto da Russ Meyer, ma la prima vera popolarità arriva soltanto quando Corman la nota negli uffici della A.I.P. e decide di lanciarla nel famigerato genere 'women in prison' ('donne in carcere'), di cui diventa subito la regina incontrastata, alternando ruoli da aguzzina lesbica, come in 'Rivelazioni di un'evasa da un carcere femminile', ad altri da detenuta ribelle, come in 'Sesso in Gabbia', 'Donne in Catene' e 'The Big Bird Cage'. Diventa di lì a poco una delle più grandi star afroamericane della storia del cinema. La sua bellezza aggressiva la fa naturale interprete della giustiziera di 'Coffy' e 'Foxy Brown', diretta dal regista di culto Jack Hill. Tra il 1971 e il 1976 ha girato quindici film, tutti prodotti dalla A.I.P., che l'hanno vista di volta in volta gladiatrice, cowgirl, detective, vittima di un vampiro, e così via: in questi film Pam Grier riesce ad imporre sul grande schermo l'immagine di una donna afroamericana indipendente, intelligente e forte, sicura di sè e coraggiosa, e tutto questo in un genere maschilista e sessista come il 'blaxploitation'. La sua scorza di 'superwoman' è amplificata da un sex-appeal spietato e da una sensualità perturbante che avrebbe segnato le donne nere.
Dopo questo grande successo Pam Grier ha vissuto dalla fine degli anni Settanta 'un buco di dieci anni', cioè un'assenza dagli schermi (se si eccettuano piccole parti in una manciata di film) identica a quella di tutti gli artisti di colore, con l'unica eccezione di Eddie Murphy. Pam sgobba come una matta in teatro, riprende i suoi studi di medicina e vince anche un cancro. Verso la fine degli anni '80 arrivano un po' di parti per la televisione, ma per il grande schermo le cose non decollano: pochi film, e mai con ruoli di rilievo. Finchè nella seconda metà degli anni '90 succede qualcosa. Nel 1996 due grandi registi la chiamano: John Carpenter la vuole nel cast di 'Fuga da Los Angeles' (Carpenter utilizzerà ancora la Grier nel 2001 per un piccolo ruolo su 'Fantasmi da Marte') e Tim Burton in 'Mars Attacks!' le fa interpretare una madre di famiglia autoritaria che sculaccia i figli quando marinano la scuola per giocare con i videogiochi. Burton per giustificare la sua scelta spiega: "Pam era la mamma che sognavo di avere da bambino, quando guardavo i suoi film". Solo l'anno dopo, nel 1997, Quentin Tarantino, grande appassionato di blaxploitation, la riporta alla ribalta regalandole il ruolo da protagonista in 'Jackie Brown', modellando per lei un personaggio che potrebbe essere la versione 'invecchiata' di una delle 'dure' interpretate da lei negli anni '70, e per rendere palese questa operazione Tarantino cambia in sceneggiatura il nome del personaggio dall'originale Jackie Burke (dal romanzo di James Ellroy da cui il film è tratto) in Jackie Brown, in omaggio a 'Foxy Brown'. Ma nonostante il successo di questo film, che le è valso una nomination ai Golden Globe come miglior attrice protagonista, la Grier non ha avuto altri ruoli da protagonista, ed è tornata a lavorare principalmente in televisione.
Pam Grier è sempre stata ciò che ha interpretato: una donna risoluta e coraggiosa. La parola d'ordine che si deve pronunciare quando si parla di lei è "Respect".
















venerdì 27 marzo 2009

Scream Queens (1): Barbara Steele

"Vivrò in eterno nel sangue dei figli dei tuoi figli. Mi restituiranno la vita che tu mi stai togliendo. Ritornerò dalle tenebre per distruggervi."








Barbara Steele è una di quelle attrici che non si possono dimenticare, un'attrice senza tempo. Una bellezza volubile, con un candore angelico in grado di trasformarsi in qualcosa di profondamente diabolico. E' stata protagonista di molti film che contenevano un'allusione alla necrofilia e all'omosessualità femminile. In fondo attraverso i suoi film ci poneva una domanda: "Che cos'è la vita senza il male?". Non c'è noia nel capire la forza espressiva del nostro lato oscuro, proprio della personalità di ciascuno di noi.
La fama per lei arriva quando nel 1960 interpreta un doppio ruolo (strega e 'vittima') nell'esordio ufficiale alla regia del grande Mario Bava: 'La Maschera del Demonio'. Una performance che non poteva passare inosservata. Infatti conquista immediatamente le platee e fortifica il suo ruolo di star dell'horror girando in USA 'Il Pozzo e il Pendolo', diretto da Roger Corman nel 1961. Dopo questa breve parentesi americana torna in Italia dove interpreta una lunga serie di pellicole gotico-orrorifiche come 'L'Orribile Segreto del Dottor Hichcock' e 'Lo Spettro' di Riccardo Freda, 'Danza Macabra' e 'I Lunghi Capelli della Morte' di Antonio Margheriti, 'Cinque tombe per un medium' di Massimo Pupillo, 'Amanti d'Oltretomba' di Mario Caiano, 'Un Angelo per Satana' di Camillo Mastrocinque e la co-produzione con l'Inghilterra 'Il Lago di Satana' di Michael Reeves, riuscendo a passare con disinvoltura da ruoli di vittima innocente a crudele carnefice (il più delle volte all'interno della stessa pellicola!). Nonostante tutti si interessassero a lei per i suoi film horror e quella energia primaria che sapeva scatenare con i suoi personaggi, la Steele non voleva essere intrappolata in quei ruoli, e negli stessi anni, grazie alla sua capacità straordinaria di assumere camaleonticamente ruoli opposti, interpreta film molto diversi, come (per citarne solo un paio) '8 e mezzo' di Federico Fellini o la commedia 'L'Armata Brancaleone' di Mario Monicelli.
Ma nonostante le sue incursioni in generi diversi, cinema d'autore compreso, è sempre l'horror il campo in cui la sua stella riluce: anche in pellicole orrorifiche dove ha ruoli piccolissimi (come ad esempio 'Black Horror - Le messe Nere', diretto da Vernon Sewell nel 1968) ruba la scena a tutti.
Nel 1969 abbandona il cinema dopo il matrimonio con lo sceneggiatore statunitense James Poe, da cui nel 1971 avrà un figlio. Nel corso degli anni '70, pur non riprendendo mai il suo lavoro di attrice in maniera stabile e continuativa, decide di apparire di tanto in tanto in piccoli ruoli in una manciata di film che raggiungono lo status di 'cult'; per citarne solo alcuni: 'Femmine in Gabbia' (1974) di Jonathan Demme, 'Il Demone sotto la Pelle' (1975) di David Cronenberg, 'Piranha' (1978) di Joe Dante...
Nel 1980 dopo la morte del marito si ritira nuovamente dagli schermi dedicandosi alla produzione di serie televisive, anche se si concede di tanto in tanto qualche apparizione cameo in fiction tv o su qualche pellicola cinematografica.
La Steele interpretava sempre donne forti, adultere, assetate di denaro e di sesso, che poi alla fine venivano punite per il loro ardire, e questo in fondo era molto consolante per il fruitore medio (maschio) di quelle pellicole: la dea della morte che portava distruzione e morte tra gli uomini non poteva che ricevere una giusta punizione. Ma tutti questi film giungono direttamente all'anima provocando una specie di panico, non dovuto alla paura dell'orrore, ma all'analisi introspettiva che lo spettatore è spinto a fare.

mercoledì 25 marzo 2009

Carmilla bites again!



Comincio a postare un po' di anteprime sul volume di Carmilla a cui sto lavorando: cominciamo con la copertina...