martedì 28 aprile 2009

All Monsters Together (6): Le Messe Nere della Contessa Dracula

Riportato in vita da due incauti dottori (i quali pagano subito il loro gesto con la morte) che durante l'autopsia hanno rimosso le pallottole d'argento che lo avevano ucciso, Waldemar Daninsky, il licantropo (interpretato come al solito da Paul Naschy, autore anche della sceneggiatura firmata con il suo vero nome, Jacinto Molina), fugge, rifugiandosi presso la sorella pazza Elisabeth. Daninsky apprende che una vampira di nome Wandessa (Patty Shepard) era stata uccisa da un particolare pugnale magico, d'argento, a forma di crocifisso, che se conficcato nel cuore del licantropo da una persona che lo ama durante la notte di Valpurga potrebbe dargli la liberazione. Waldemar si trasferisce allora con la sorella in Normandia, alla ricerca della tomba di Wandessa, dove dovrebbe essere il pugnale-crocefisso, e trova riparo in una castello accanto alle rovine di un santuario in cui è sepolta proprio la vampira. Due ragazze, Elvira e Genevieve, accettano l'ospitalità di Daninsky, il quale poi trova la sepoltura di Wandessa, ma Genevieve si ferisce nel prendere la croce e il suo sangue, colando sul teschio della vampira, la riporta in vita. Wandessa vampirizza Genevieve ed uccide Elisabeth. Waldemar è costretto a lottare con le due vampire, che riesce ad eliminare, ed infine muore per mano di Elvira che, innamorata di lui, lo trafigge con il pugnale.
Nonostante da molti critici con la puzza sotto al naso 'Le Messe Nere della Contessa Dracula' (La Noche de Walpurgis, 1971) sia considerato un film troppo lento e a tratti noioso, a mio giudizio si tratta di un film stupendo (probabilmente il migliore della saga di Waldemar Daninsky), diretto magistralmente da Leon Klimovsky, con uno sfrenato assemblaggio di sesso, vampiri, licantropi e violenza (il film fu comunque un notevole successo economico in patria e ancor di più all'estero).
Mio marito Enrico mi segnala che il look della vampira Wandessa deve aver ispirato il fumettista americano Kirk Lindo nella creazione della vampira Luxura, protagonista della serie 'Vamperotica', un fumetto per adulti piuttosto noto nel panorama fumettistico indipendente statunitense degli anni Novanta.




lunedì 27 aprile 2009

Horror Icons (17): la dottoressa Ilona Wolfstein

In 'La Furia del Hombre Lobo' (1970) di Josè Maria Zabalza (definito da Paul Naschy "l'autentico Ed Wood spagnolo") Waldemar Daninsky (Naschy, anche sceneggiatore del film) è alle prese con un mad-doctor di sesso femminile, la bella Ilona Wolfstein (Perla Cristal), figlia di un nazista, sua ex amante, ora dedita alla fabbricazione di zombie mediante il controllo del cervello. All'ex amante Waldemar preferisce la sua assistente, che sposa, ma Ilona la mantiene sotto il suo controllo mentale, costringendola a tradire il marito, e in una notte di luna piena scatena la trasformazione in licantropo sia di Waldemar che di sua moglie, che rimane uccisa nella lotta fra mostri. Sempre succube di Ilona, Waldemar commette delitti per lei, finchè riesce a ribellarsi e a ucciderla, ma Ilona, prima di morire, gli spara due pallottole d'argento al cuore.
Con questo quarto film (contando anche il 'film-fantasma' intitolato 'Las Noches del Hombre Lobo' diretto nel 1968 dal francese Renè Govar, il secondo film di Waldemar Daninsky, che però non si sa se sia mai uscito e quasi sicuramente è andato perduto) si afferma una volta per tutte la natura disinvolta della continuity della serie, in cui il personaggio di Waldemar Daninsky, morto alla fine di ogni episodio, ricompare tranquillamente all'inizio del nuovo, con caratteristiche diverse, mantenendo come unica costante l'aura tragica e maledetta. La regia di Zabalza (che ha rimpiazzato Enrique L. Eguiluz dopo l'inizio del film) è piuttosto inetta, e mette in evidenza una certa aria da low-budget che ne 'Le Notti di Satana' non si avvertiva, ma il film merita comunque di essere visto per il bel ritratto della perfida dottoressa morbosamente legata alla sua assistente. Come era consuetudine, all'epoca, per il cinema spagnolo, della pellicola esiste una versione 'vestita' ed una 'meno vestita' per l'esportazione.



domenica 26 aprile 2009

All Monsters Together (5): Operazione Terrore



In 'Operazione Terrore' (Los Monstruos del Terror, 1970) di Tullio De Micheli (anche se il film fu iniziato da Hugo Fregonese) una razza aliena proveniente dal pianeta morente Ummo pianifica la conquista della Terra in un modo un po' bizzarro: prendendo il possesso del corpo di uno scienziato morto, un alieno (Michael Rennie) comincia a riportare in vita i mostri della tradizione orrorifica perchè attuino un piano di conquista. Così il licantropo Waldemar Daninsky (Paul Naschy) si ritrova in vita assieme alla Mummia, al conte Dracula e al mostro di Frankenstein...

E' un film omaggio alla tradizione dei mostri della Universal, che mescola in modo delirante horror e fantascienza pulp (nell'incredibilità della trama mi ha ricordato persino 'Plan 9 from Outer Space' di Ed Wood!): scritto ed interpretato da Paul Naschy, è stato realizzato in modo spensierato, e con tale stato d'animo deve essere visto. Nel finale si cerca di fare anche un po' di morale, ma ciò che conta è la straordinaria bizzarria che si è vista in precedenza.

Weird West Gals (5): Giarrettiera Colt

Al confine del Messico, ai tempi dell'insurrezione contro Massimiliano d'Asburgo, giunge la bella avventuriera Lulù, detta Giarrettiera Colt, che salva alcuni militari francesi dall'attacco del bandito ribelle detto 'il Rosso'. Giunta in paese, inizia una lucrosa attività come giocatrice di poker. Innamoratasi del militare francese Carlos, che, travestito da Messicano, combatte un traffico d'armi, si schiera dalla sua parte e si scontra a più riprese con il Rosso e con il capo rivoluzionario 'Droga'. Insieme al suo innamorato Lulù ruba oro e armi ai Messicani, e quando il Rosso cerca di recuperare il maltolto non esita ad ucciderlo. Dopo però che 'Droga' ha involontariamente ucciso Carlos, la donna abbandona il Messico per nuove avventure.
'Giarrettiera Colt' (Italia, 1968; regia di Gian Rocco) è uno dei pochi western al femminile sulla rivoluzione messicana, con un'inusuale protagonista (interpretata da una stupenda Nicholetta Machiavelli): un'avventuriera francese che è addirittura nipote di Margherita Gautier, la celebre Signora delle Camelie! Ma tutti i personaggi del film sono eccessivi e stravaganti: l'infiltrato Carlos (Yorgo Voyagis), il delirante fuorilegge conosciuto come 'il Rosso' (Claudio Camaso), la bamboleggiante maestrina Rosy (Marisa Solinas), il capo rivoluzionario 'Droga' (Walter Barnes), che sbaglia sempre quando spara (chissà perchè!). Vi sono momenti di spietata violenza e di sadismo (ad esempio, il Rosso, perverso, cerca di violentare a più riprese Rosy), ma anche di erotismo, quasi sempre legati alla bellezza conturbante di Nicholetta Machiavelli, che si vede addirittura nuda dopo il bagno. Certo, il film appoggia una tesi 'politicamente scorretta', presentando come 'buoni' i Francesi e come 'cattivi' i rivoluzionari, rappresentati dal sadico Rosso, violentatore e assassino, e dall'imbranato 'Droga', però è una pellicola curiosa e bizzarra, nel quale ironia e violenza si amalgamano formando una storia a tratti surreale (complice una recitazione volutamente sopra le righe e ironica), per cui assolutamente da vedere.


All Monsters Together (4): Le Notti di Satana

Rudolph Weisman e la contessina Janice sono una giovane coppia che a più riprese incontra il conte polacco Waldemar Daninsky (Paul Naschy), che è interessato alla ragazza e conseguentemente fa ingelosire Rudolph. Nel castello di famiglia, Waldemar racconta ai due del suo antenato, il conte Imre Wolfstein, afflitto dalla maledizione della licantropia. In seguito Waldemar aiuta una coppia di zingari ospitandoli, ma questi, girovagando nel castello, rimuovono la croce d'argento dal cadavere di Wolfstein, che si risveglia all'istante come licantropo e li uccide. Il giorno dopo i popolani organizzano una battuta contro quelli che credono lupi assassini, a cui partecipa anche Waldemar, che uccide il licantropo con un pugnale d'argento, ma resta ferito e diventa così un licantropo a sua volta. In questa occasione salva la vita a Rudolph, che gli diventa amico e non si oppone all'amore che scoppia tra Janice e Waldemar. Janice scopre il dramma del conte e chiede aiuto al dottor Janos Mikhelov e a sua moglie Wandessa. Ma sono vampiri...
'Le Notti di Satana' (La Marca del Hombre Lobo, 1968) fu un film fortemente voluto da Jacinto Molina, ex campione di sollevamento pesi ed appassionato d'arte e di cinema, che da sempre si è dedicato anima e corpo alla realizzazione di un horror spagnolo che riprendesse i temi dei classici della Universal, però modernizzati da influenze hammeriane. Molina, sceneggiatore del film, di fronte alla difficoltà di trovare un attore per il ruolo del licantropo, visto che Lon Chaney Jr., la prima scelta, era troppo anziano e, soprattutto, malato, accetta di interpretarlo lui e diventa Paul Naschy. Nasce così la figura del licantropo dannato Waldemar Daninsky, che sarà protagonista in seguito di oltre una dozzina di horror girati da vari registi, ma sempre scritti ed interpretati da Molina/Naschy.
Il film, anche grazie all'ispirata regia di Enrique L. Eguiluz, cerca di ricreare la magia dei film horror classici, ma nello stesso tempo indulge in efferata violenza; viene poi inserita anche la componente erotica, che sarà una costante anche nelle produzioni future in cui sarà coinvolto Naschy. Seppure un po' lento e forse eccessivamente solenne, si tratta di un film fondamentale, che segna la nascita ufficiale dell'horror spagnolo (prima c'erano stati soltanto dei timidi - ed isolati - tentativi da parte di Jesus Franco, e qualche coproduzione con l'Italia) e che ha avuto un grosso successo internazionale. In USA, dove fu presentato anche in versione 3-D, è noto come 'Frankenstein's Bloody Terror'.






sabato 25 aprile 2009

Horror Icons (16): Boris Zaroff

In 'Sette Femmine per un Sadico' (Les Week-ends malefiques du Comte Zaroff, 1974) Boris Zaroff (Michel Lemoine, anche regista del film), figlio del cacciatore di uomini de 'La Pericolosa Partita' (The Most Dangerous Game, 1932) di Ernest B. Schoedsack e Irving Pichel, in cui Karl, il servo del padre, ha giurato di far rivivere il sadismo di famiglia, è ossessionato da una fantasia in cui insegue a cavallo in un bosco una donna nuda. Lasciato il suo ufficio per un week-end, Zaroff si reca al suo castello, e per strada raccoglie un'autostoppista, che persuade a fermarsi presso di lui per la notte. Nella sua fantasia la immagina nuda e legata mentre la sta violentando. Il giorno dopo l'aggredisce e, alla sua resistenza, l'insegue prima a piedi e poi in macchina, finchè non la investe. Quando getta il corpo in un lago presso il castello, Zaroff è turbato dall'immagine di un volto nell'acqua, che assomiglia a quello di Anne, donna da tempo defunta. Tornato in ufficio riceve una ragazza in cerca d'impiego e l'assume a patto che passi il prossimo week-end al castello con lui; qui cerca di violentarla, ma lei fugge inseguita dai mastini e muore. Una giovane coppia, in seguito a un guasto della loro automobile, cerca riparo al castello e una visita alla sala di tortura termina con la loro morte. Sempre più perseguitato dall'immagine di Anne, Zaroff la segue fino alla sua tomba, dove, colpito dal suo ottimo stato di conservazione, cerca di fare l'amore con lei, ma la donna si trasforma in scheletro. La porta della cripta si chiude alle sue spalle: Zaroff è caduto vittima di una vendetta di Karl.
Dopo una prolifica carriera d'attore, Michel Lemoine si dedica alla regia di film erotici e pornografici; questo è un horror-erotico softcore che rappresenta un vago tentativo di ripercorrere le pulsioni sadiche di un personaggio come il conte Zaroff, creato dallo scrittore Richard Connell, ma che alla fine si limita a dare agli spettatori dell'epoca quello che in realtà volevano, e cioè un'elevata dose di erotismo. Certo in questo senso il film non fallisce il bersaglio, aiutato da un cast femminile non famoso ma attraente. Howard Vernon presta la sua classe all'ambiguo ruolo del maggiordomo Karl.


All Monsters Together (3): La Casa degli Orrori

In 'La Casa degli Orrori' (House of Dracula, 1945) di Erle C. Kenton (regista anche del precedente 'Al di là del mistero') Dracula (John Carradine) vuole essere curato dal vampirismo e si rivolge al dottor Edelman, che accetta di provarci. Ad Edelman si rivolge anche Larry Talbot (Lon Chaney Jr.) per trovare finalmente una cura contro la licantropia. Aiutato dalla fedele infermiera Nina (Jane Adams), Edelman accetta di curare anche Talbot con una tecnica nuova che utilizza particolari spore per la cui crescita il dottore utilizza una grotta particolarmente idonea. Solo che nella grotta trova il mostro di Frankenstein, assieme allo scheletro del dottor Niemann, con il quale il mostro era precipitato nelle sabbie mobili. Dracula però non riesce a resistere alla sua sete di sangue e insidia una delle infermiere di Edelman, che è costretto ad eliminarlo, ma non prima che il sangue del vampiro contamini il suo...
Anche in questo film vengono riuniti i mostri classici della Universal, e il regista Erle C. Kenton dimostra la sua abilità mantenendo alto il ritmo, anche per non far cogliere troppo le incongruenze narrative, e cercando di sfruttare ogni occasione per creare suggestivi e mirabili giochi d'ombra. E' interessante lo spunto del vampiro che cerca una cura per guarire, ripreso in seguito da molti altri autori.
Questo sarà l'ultimo film del ciclo dei mostri della Universal, che negli anni successivi appariranno soltanto nelle parodie con Abbot e Costello (in Italia Gianni e Pinotto).








All Monsters Together (2): Al di là del mistero

'Al di là del mistero' (House of Frankenstein, 1944) di Erle C. Kenton è il seguito di 'Frankenstein contro l'Uomo Lupo' e nasce (da un soggetto di Curt Siodmak) con l'idea di raggruppare insieme tutti i mostri della Universal. Infatti, oltre a Frankenstein e all'Uomo Lupo, ci sono Dracula, uno scienziato pazzo ed il suo assistente gobbo (innamorato di una zingara, con un evidente richiamo al Gobbo di Notre Dame).

All'inizio del film, grazie ad un provvidenziale crollo, il dottot Niemann (Boris Karloff), seguace delle teorie del dottor Frankenstein, evade dalla prigione in cui è rinchiuso insieme al gobbo Daniel (J. Carrol Naish), cui ha promesso un corpo nuovo. Il primo obiettivo di Niemann è la vendetta contro chi lo ha fatto incarcerare. Così rdina a Daniel di uccidere Lampini (George Zucco), proprietario di un freak show viaggiante, e ne prende il posto. Poi fa rivivere il conte Dracula (John Carradine), trovato come scheletro nel carrozzone di Lampini, rimuovendo il paletto con cui era stato ucciso. Dracula diventa lo strumento di vendetta di Niemann, ma muore nel compierla. Successivamente Niemann scopre tra le rovine del castelo di Frankenstein il suo mostro (Glenn Strange) e il licantropo Larry Talbot (Lon Chaney Jr.), ibernati in seguito all'inondazione che aveva interrotto la loro lotta nel fim precedente. Niemann fa rivivere entrambi per i suoi scopi, promettendo a Talbot di guarirlo dalla licantropia. Daniel, nel frattempo, s'invaghisce della bella zingara Ilonka (Elena Verdugo)...

Accusato da molti critici di essere un film privo di logica narrativa, in realtà è un film spassosissimo, finalizzato ad un sublime 'all together' che garantisce a ritmo sfrenato un crescendo di divertimento, ma che lascia però tempo anche per i problemi esistenziali di Larry Talbot e per le pene d'amore del gobbo Daniel, reso tragico dall'interpretazione di J. Carroll Naish. John Carradine è un Dracula elegante e di classe (ma meno carismatico di Bela Lugosi). Boris Karloff è stupendamente impeccabile nel ruolo dello scienziato pazzo e vendicativo. C'è anche Lionel Atwill, nel suo ennesimo ruolo da ufficiale di polizia. Un film da vedere!

venerdì 24 aprile 2009

Horror Icons (15): il dottor Sex

Dopo aver partecipato ad un'allegra orgia ed essere rimaste bloccate senza una goccia di benzina, Terry (Joyce Danner) e Ann (Eve Reeves) accettano l'ospitalità del dottor Bradley (Daniel Garth, che nel titolo italiano diventa il dottor Sex), che abita con la sorella in una casa isolata nella campagna. Ben presto le due ragazze si rendono conto di essere prigioniere di un sadico, pazzo scatenato, che vuole violentarle, torturarle, ucciderle, e infine imbalsamarle come aveva fatto con le altre che si trovano in cantina.
'Le amanti proibite del dottor Sex' (Behind Locked Doors, 1968) di Charles Romine è un film mal riuscito, ma rapppresenta un tipico esempio di sexploitation orrorifico: le bizzarrie non mancano e vi sono dei momenti di perverso erotismo e morbosità varie. Mitico è il produttore esecutivo Harry H. Novak, uno dei re del sexploitation fin dai tempi del leggendario 'Kiss Me Quick!' (1964).



giovedì 23 aprile 2009

Weird West Gals (4): Lola Colt

'Lola Colt (faccia a faccia con El Diablo)' del 1968 è un folle spaghetti-western, girato prima della blaxploitation, che ha per protagonista la bella cantante-ballerina afroamericana Lola Falana, allora molto famosa in TV. In questo film, diretto da Siro Marcellini, interpreta Lola Gate, una cantante che arriva a Sant'Anna con un gruppo di ballerine, e lì sono costrette a fermarsi perchè una delle ragazze è ammalata. Lola scopre che il fuorilegge El Diablo spadroneggia sul luogo a suo piacimento, e con l'aiuto del giovane Red (Peter Martell) farà fuori il bandito.
Questa pellicola, oltre a trattare di razzismo (uno dei primi casi all'interno di un western) e d'amore (il che non guasta), che alla fine trionfa su tutto, è un veicolo per esaltare le grazie di Lola Falana (una vera rivelazione per me, che la conoscevo solo come show-girl per alcuni filmati di repertorio RAI), che si esibisce fasciata in un completo di pelle nero (non a caso il titolo americano del film fu 'Black Tigress').






All Monsters Together (1): Frankenstein contro L'Uomo Lupo

La tomba del defunto Larry Talbot (Lon Chaney Jr.) viene razziata, ma Talbot è vivo, si trasforma in lupo, uccide uno dei predatori e fugge. Viene ritrovato a molta distanza, privo di sensi, e condotto in ospedale. Talbot sa però che per lui non c'è cura e, desideroso di trovare un modo di morire, fugge alla ricerca della zingara Malena (la madre dello zingaro che, trasformato in licantropo, gli aveva trasmesso la maledizione in 'L'Uomo Lupo'), la sola che può aiutarlo. Assieme a lei cerca poi di rintracciare il dottor Frankenstein, i cui esperimenti proibiti potrebbero forse risolvere il problema, ma scopre che è morto. Talbot è disperato, ma tra le rovine del castello di Frankenstein trova, ibernato nel ghiaccio, il suo mostro (Bela Lugosi), ancora vivo. Contatta così la figlia di Frankenstein (Ilona Massey) per avere il diario del padre, contenente i segreti della vita e della morte. Lei rifiuta, ma durante una festa del villaggio il mostro torna a farsi vivo...
'Frankenstein contro l'Uomo Lupo' (Frankenstein meets the Wolf-Man, 1943), scritto da Curt Siodmak, è il seguito diretto sia de 'L'uomo Lupo' (The Wolf-Man, 1941) di George Waggner (coinvolto anche in questa pellicola nelle vesti di produttore) che di 'Il Terrore di Frankenstein' (Ghost of Frankenstein, 1942) di Erle C. Kenton, e vede il primo incontro tra mostri nel ciclo della Universal, anche se il protagnista assoluto è il licantropo, un Larry Tablot oramai votato alla ricerca dell'autodistruzione.
Il film è diretto da Roy William Neill, regista famoso per la serie di Sherlock Holmes con Basil Rathbone, che anche qui dimostra la sua abilità nel creare atmosfere macabre.
E' il film cult di mio marito Enrico fin da quando era un bimbo, e da quando lo conosco me ne ha sempre parlato come di una pellicola d'atmosfera ma dinamica, che non annoia; io non ne ero così convinta, visto che quasi tutte le recensioni che avevo letto non ne parlavano in termini lusinghieri, ma poi l'ho visto e devo dire che mi è davvero piaciuto. Certo, Lugosi come mostro di Frankenstein non riesce a trasmettere quell'umanità che Boris Karloff riusciva a dare al ruolo, ma riguardo alla sua andatura barcollante e goffa, per la quale molti critici parlarono di interpretazione ai limiti della caricatura, c'è da dire che dipendeva dal fatto che nell'episodio precedente della saga di Frankenstein il mostro era diventato cieco; purtroppo per Lugosi, le scene di questo film in cui veniva resa nota allo spettatore la cecità del mostro, presenti in sceneggiatura, vennero poi tagliate.
E' un film dalle qualità spettacolari e straordinario a livello visivo. Ho scoperto, inoltre, che oltre ad avere impressionato mio marito, colpì, sempre da ragazzino, anche Jacinto Molina, che, trasformatosi poi in Paul Naschy, diede vita alla serie 'licantropesca' di Waldemar Daninsky.

mercoledì 22 aprile 2009

Horror Icons (14): la sposa insanguinata

Susan (Maribel Martin), da poco sposata, arriva con il marito (Simon Andreu) nel castello di lui, reso famoso dal fatto che l'antenata Mircalla Karnstein (Alexandra Bastedo) è stata trovata morta dopo aver ucciso il marito la prima notte di nozze. Susan comincia ad avere incubi e vive male la sua sessualità, rifuggendo il contatto con il marito. Le cose peggiorano al comparire di Carmilla, una donna misteriosa che si lega in un rapporto lesbico con Susan.
'Un abito da sposa mcchiato di sangue' (La Novia Ensangrentada', Spagna, 1972) è una singolare versione di 'Carmilla' di Le Fanu, da cui prende solamente lo spunto, un po' come ho fatto io con i miei fumetti di Carmilla. Il film è diretto in modo magistrale da Vicente Aranda, regista dotato di grande personalità, che riempie la pellicola di metafore e simbolismi, con un intenso tratteggio psicologico dei protagonisti e un parallelo tra vampirismo ed erotismo, in un'atmosfera onirica e ossessiva con improvvise esplosioni di violenza. Alcune scene rimangono memorabili per la loro originalità: in quella che mi è rimasta più impressa Simon Andreu scopre - letteralmente - Carmilla vedendone sbucare il seno dalla sabbia e riportandone alla luce il corpo!




Weird West Gals (3): Jessi



Una coppia di mormoni alla ricerca di un posto dove stabilirsi viene aggredita dalla banda di Frank Brook. L'uomo viene ucciso e Jessica (Sondra Currie), la donna, subisce ripetuti stupri di gruppo; poi, credutala morta, gli assalitori se ne vanno, abbandonandola nel deserto. Jessi si rifugia presso un anziano e solitario cacciatore che la cura e le insegna l'uso delle armi da fuoco. Rimessa in sesto, la donna racimola lungo la strada tre ragazze sbandate - Claire, Raquel, e Kana- con le quali costituisce una banda e inizia la ricerca dei banditi. Morta Raquel, tradita dalla messicana Kana, che è l'amante di Brook, e abbandonata da Claire, Jessica riuscirà comunque ad uccidere tutti gli uomini che l'hanno violentata, compreso il feroce Brook.
Diretto da Al Adamson (che come al solito inserisce la moglie Regina Carrol nel cast femminile), 'Jessi's Gun - la banda delle donne maledette' (Jessi's Girls, 1975) è un film che nasce come imitazione di 'La Texana e i fratelli Penitenza' (Hannie Caulder, 1972) di Burt Kennedy, ma si smarca dal modello originale introducendo diverse varianti alla trama e una forte carica di femminismo, anche se coniugata in chiave exploitation. Purtroppo però, anche a causa dei pochi mezzi a disposizione di Adamson, la pellicola non arriva minimamente a toccare la bellezza del film di Kennedy.

martedì 21 aprile 2009

Horror Icons (13): Satan's Sadists

I 'Satan's Sadists' sono una gang di sette motociclisti che semina il terrore, tra stupri ed uccisioni, nell'omoni-
ma pellicola del 1969.
La storia, alquanto scarna, è scritta da Denns Wayne, che non mi risulta abbia mai firmato altre sceneggiature, e diretta da Al Adamson, considerato uno dei registi più trash dell'exploitation americano, che qui però da prova di particolari dote creative, mettendo in piedi una banda di balordi uno più pazzo dell'altro: fra tutti emergono Angelo (Russ Tamblyn, attore-ballerino qui già in declino dopo i fasti di 'Sette Spose per Sette Fratelli' e 'West Side Story'), il capobanda, personaggio mentalmente disturbato, e la sua compagna Gina (Regina Carrol, moglie del regista), fedele come un cagnolino e sua totale schiava, innamorata del suo uomo a tal punto da perdonargli la sua follia omicida e disposta a tutto pur di compiacerlo, che si tratti di andare con altri uomini oppure di dargli man forte negli stupri di altre donne.
La sceneggiatura è stata scritta in fretta, e si vede, e l'interpretazione non certo da Oscar del cast non aiuta, ma ciò nonostante 'Satan's Sadists' fra i film di Al Adamson è uno dei più riusciti e, nelle intenzioni, anche uno dei più 'impegnati' riguardo ai temi affrontati, racchiudendo nella selvaggia malvagità dei teppisti, in forma distorta, lo spirito di totale libertà della cultura hippy degli anni Sessanta che, sembra volerci dire il regista, può degenerare in una devastante violenza se interpretata da una mente malata. Ovviamente, trattandosi di Adamson, il messaggio è veicolato in maniera molto ingenua, ma il tentativo è apprezzabile.

Weird West Gals (2): Belle Starr

'The Belle Star story (Il mio corpo per un poker)' del 1968 è l'unico spaghetti-western diretto da una donna, oltre tutto una regista celebre come Lina Wertmuller, anche se per anni non si è saputo, avendolo lei firmato con lo pseudonimo maschile di Nathan Which. Propone come protagonista Belle Starr, una pistolera realmente esistita, nostante il film sia poco fedele alla realtà storica (già nel 1941 il personaggio di Belle Starr era stato interpretato da Gene Tierney in 'La Ribelle del Sud', diretto da Irving Cummings). Il cast eterogeneo vede, accanto alla bella Elsa Martinelli nella parte di Belle, due specialisti del genere come Robert Wood (nella parte del cowboy Cole Harwey, che finirà ammazzato dopo che, ubriaco, tenta di violentare Belle) e George Eastman (alias Luigi Montefiori, nella parte del pistolero Lorry Blackie).
Pur essendo un film 'al femminile' presenta numerosi spunti erotici e violenti che superano per ostentazione molti western 'maschili'. La protagonista appare spesso svestita e fuggevolmente mostra a più riprese i seni nudi. Molte situazioni contengono una chiara tensione erotica e i personaggi sono molto realistici nelle loro pulsioni sessuali: mi ha colpito molto, ad esempio, la scena in cui Belle viene fustigata dal padre debosciato perchè gli ha impedito di violentare la serva indiana Jessica (nel film, tra l'altro, fra Belle e Jessica vi è un breve accenno lesbico). Vi sono anche numerose scene sadiche, spesso molto insistite, come quella della crudele tortura a cui è sottoposto Blackie. Per tutti questi motivi il film quando uscì fu vietato ai minori di 18 anni e non fece una lira.



lunedì 20 aprile 2009

Famous Victims (5): Joan Mitchell

Joan Mitchell (Jan White) è una casalinga oramai matura con delle turbe psichiche: si sente sempre più insicura e soffre di incubi ricorrenti nei quali uno sconosciuto mascherato irrompe in casa per violentarla. Joan rifiuta di credere allo psichiatra che dice che gli incubi dipendono dalla sua vita frustrante; invece prende ad interessarsi di stregoneria ed entra in contatto con un circolo di streghe guidato da un'altra donna più sicura di sè: la vita di Joan cambierà con conseguenze drammatiche.
'La Stragione della Strega' (uscito in USA con più titoli: 'Hungry Wives', 'Jack's Wife' e 'Season of the Witch') è un film di George A. Romero del 1972. La pellicola inizia con uno degli incubi della donna, un incubo che a differenza dei successivi, di carattere minaccioso, è fortemente simbolico. La donna cammina alcuni passi indietro al marito, che legge il giornale senza badarla, in mezzo ad un boschetto scheletrico. Lei gli serve la colazione e lui, per ricompensa, le mette un guinzaglio e la rinchiude in un canile prima di andare a lavorare. C'è uno stacco e l'incubo continua con la presentazione della casa e della figlia, a ricordarle i suoi doveri domestici. Poi la donna si sveglia. Già l'inizio del film fissa le coordinate femministe della pellicola ed espone caratteri e psicologie. Romero descrive la realtà in maniera volutamente piatta in contrasto con la visionarietà degli incubi. Nel mostrare la noia della vita della donna purtroppo Romero tende a trasferirne parte sullo spettatore, ma bisogna dire che non è aiutato dall'attrice protagonista, abbastanza inespressiva e quindi non in grado di rendere il percorso psicologico che si chiude quasi a cerchio quando, durante il rito di iniziazione da strega, la donna è legata al guinzaglio come nell'incubo iniziale.



Weird West Gals (1): Hannie Caulder

'La Texana e i fratelli Penitenza' (Hannie Caulder, 1972) è un grande spaghetti-western (anche se il film è di produzione inglese e non italiana), selvaggio e stravagante, diretto da Burt Kennedy. Hannie Caulder, cioè l'attrice e la donna più sexy del momento, Raquel Welch, ha perso il marito ed è stata violentata da una terribile banda di farabutti, i tre fratelli Clemens (che in Italia diventano i fratelli Penitenza), interpretati da tre grandi caratteristi del western americano classico: Ernest Borgnine, Jack Elam e Strother Martin. Per ucciderli Raquel, che indossa un poncho alla Clint Eastwood ma sotto è completamente nuda, si fa costruire un'arma speciale da Bailey, ossia Christopher Lee in un ruolo non 'draculesco', e non è difficile notare, per coloro a cui piace scoprire quali sono le fonti di ispirazione di Quentin Tarantino, il parallelo con Uma Thurman che si fa fare una spada speciale da Sonny Chiba per portare a termine la sua vendetta in 'Kill Bill'.
Una curiosità segnalatami da mio marito Enrico: il film ispirò anche un fumetto sexy-western italiano, 'Raquel' (disegnato da Stelio Fenzo), uscito nello stesso anno in cui è uscito il film.



Famous Victims (4): Carla Moran

Carla Moran (Barbara Hershey) è una normale madre di famiglia, ma con un grosso problema: un'entità invisibile, simile a un fantasma, che la stupra con una certa frequenza.
Ho rivisto 'Entity' (1981, regia di Sidney J. Furie) qualche giorno fa, e pur avendolo già visto più volte, rimane un film sempre molto inquietante, come deve essere questa vicenda, raccontata con dovizia di particolari, che non ha una vera e propria fine. Precisa la descrizione dei risvoltii psicologici prodotti dalla situazione (merito anche della splendida interpretazione della Hershey) e riuscitissime le scene di violenza sessuale.



Horror Icons (12): Malenka

Il film 'Malenka, la nipote del vampiro', del 1969, segna l'esordio nell'horror del regista spagonolo Armando De Ossorio, che poco più tardi lascierà un segno indelebile nel genere con il ciclo di film sui Templari Ciechi.
Silvia, una fotomodella che vive a Roma, riceve per lettera la notizia di aver ricevuto in eredità un castello in Spagna e di essere diventata contessa. Al suo arrivo in Spagna un misterioso zio conte le rivela che lei è la reincarnazione di Malenka, una donna bruciata sul rogo molti anni prima per stregoneria, e per questo pende una maledizione sulla famiglia. Silvia, come è ovvio, rimane turbata, ed ancor più turbata è dall'incontro con la strana e insinuante Blinka (Adriana Ambesi), che vive nel castello e si rivela essere una vampira.
De Ossorio rimane per me un grandioso autore, ma obiettivamente devo ammettere che questo è un film modesto; però le suggestioni vampiresche sono supportate da giuste atmosfere e da buone scenografie, e la pellicola ha il merito di puntare tutto o quasi su Anita Ekberg, valida nel ruolo e all'epoca ancora dotata di un fisico mozzafiato.



Famous Victims (1-2-3): Julie, Millicent & Amelia

'Trilogia del Terrore' (Trilogy of Terror, USA, 1975), diretto da Dan Curtis, è un film a episodi, tutti interpretati da Karen Black.
Nel primo Julie (Karen Black) è una castigata insegnante; un suo studente perverso le mette una droga nella bibita e, lei incosciente, le scatta delle foto discinte mentre dorme per poi ricattarla. Dopo averne fatto la sua schiava sessuale col ricatto, lo studente vorrebbe farle incontrare anche suoi amici, ma le cose prenderanno una piega inaspettata.
Nel secondo Millicent (Karen Black) ha paura di sua sorella Therese (sempre la Black) con cui è costretta a dibidere la casa ora che anche il padre, dopo la madre, è morto. Ha paura perchè Therese è malvagia: ha ucciso la mamma, anche se la cosa passò come un incidente, e fatto morire di crepacuore il padre dopo averlo sedotto.
Nel terzo Amelia (Karen Black) compra un piccolo idolo guerriero Zuni e fa accidentalmente cadere la catenella d'oro della statuetta, risvegliando e riportando in vita lo spirito che la possiede, con conseguenze terribili.
Richard Matheson, uno dei pochi veri grandi scrittori dell'horror contemporaneo, è l'autore dei tre racconti da cui gli episodi sono stati tratti e della sceneggiatura del terzo, la regia di Dan Curtis (uno dei pochi a trovare negli anni Settanta la chiave giusta per portare l'horror in TV) è sicura e ispirata ed il terzo episodio in particolare è un piccolo capolavoro di irruzione del fantastico nel quotidiano.
Karen Black risplende come protagonista di tutti gli episodi, dando una notevole prova di versatilità e donando credibilità e vulnerabilità alle 'vittime'.

domenica 19 aprile 2009

Horror Icons (11): Lorelei

'L'abbraccio mortale di Lorelei' (Las Garras de Lorelei, 1974) è un film di Armando De Ossorio, dove il regista spagnolo usa la sua ambientazione prediletta, il villaggio costiero, per un aggiornamento della leggenda tedesca di Lorelei, che racconta di una bellissima 'ondina' del fiume Reno, la quale attirava a sè gli uomini col suo canto e con il suo aspetto, causando sciagure e naufragi. Lo spunto che Ossorio usa è curioso, però si risolve in un classico scontro tra un orribile mostro e le sue vittime, con una variazione romantico-fantasy che prende corpo soprattutto nel finale. La teoria sulla regressione camaleontica che provoca la mutazione di Lorelei in mostro e il rimedio, rappresentato da un pugnale radioattivo, appartengono a quel genere di stratagemmi che io adoro trovare negli horror più selvaggi; il resto del film è meno propenso alla bizzaria, eccezion fatta per il bikini frangiato della bellissima Helga Linè in versione sirena, ma offre comunque violenza estrema, tocchi di erotismo, riflessioni poetiche e momenti deliziosamente e spavaldamente perversi.




sabato 18 aprile 2009

Scream Queens (7): Rosalba Neri

Rosalba Neri, nata a Forlì il 19 giugno 1939, è stata un'attrice attiva sin dalla metà degli anni Cinquanta, soprattutto in produzioni italiane e spagnole. E' apparsa in numerosissimi peplum, cappa e spada, spaghetti-western, commedie, thriller ed erotici, sempre in ruoli di donna affascinante, ma spesso crudele, lavorando con i maggiori 'artigiani' del cinema di genere italiano (Camillo Mastrocinque, Sergio Corbucci, Lucio Fulci, Giorgio Ferroni, Umberto Lenzi, Fernando Di Leo, Alberto De Martino, ecc.) e diventando anche per un certo periodo una delle attrici predilette del regista spagnolo Jesus Franco. Ma è negli anni Settanta che l'attrice romagnola acquista uno status 'di culto' fra gli appassionati, recitando in alcune pellicole che, per quanto spesso sgangherate, cercano di ritornare al gotico italiano degli anni Sessanta, ma con forti sferzate di sesso esplicito ed il ricorso ai mostri del folklore. La Neri diventa così per i sexy-horror degli anni Settanta ciò che Barbara Steele rappresentava per i gotici del decennio precedente.
I ruoli che la consegneranno all'immaginario filmico degli appassionati dell'horror sono soprattutto due: la Figlia di Frankenstein in 'Lady Frankenstein' e la Contessa Dracula ne 'Il Plenilunio delle Vergini'. 'Lady Frankenstein' (1971) di Ernst Von Theumer (Mel Welles) è un film girato con pochi soldi, ma con una certa eleganza figurativa. La pellicola, di selvaggia exploitation, è uno dei trionfi personali di Rosalba Neri, dotata di un innato fascino ammaliatore e perfetta per interpretare il ruolo di una contorta e malvagia dark lady. 'Il Plenilunio delle Vergini' (1973) di Paolo Solvay (Luigi Batzella) è invece un film obiettivamente insensato, ma indubbiamente divertente, pieno di clichè, vampiri, erotismo e luoghi talmente comuni da essere confortevoli; su tutto c'è una sontuosa Rosalba Neri, padrona della situazione e del film. La pellicola è ad alto contenuto erotico grazie, oltre che alla Neri e a Esmeralda Barros, governante legata a lei da un rapporto saffico, alle vergini del titolo.
Circa alla metà degli anni Settanta, stufa dei soliti ruoli che le venivano proposti e di essere relegata alle produzioni 'basse', Rosalba Neri ha abbandonato il cinema, entrando nella leggenda.






Horror Icons (10): i Templari ciechi

I Templari ciechi sono una singolare figura di morto vivente creata dal regista spagnolo Armando De Ossorio (a cui va tutta la mia riconscenza per aver 'inven-
tato' una delle mie saghe horror preferite), e rappresentano uno dei pochi miti originali del cinema del terrore iberico insieme al dottor Orloff di Jesus Franco e al licantropo Waldemar Daninsky di Paul Naschy.
Il ciclo nasce con un film del 1971, 'Le Tombe dei Resuscitati Ciechi' ('La Noche del Terror Ciego', che segna anche l'esordio cinematografico della bellissima Britt Nichols nel ruolo 'minore' di una vergine sacrificata):

Virginia, scoperta dal fidanzato in atteggiamento lesbico con l'amica Betty durante un viaggio in treno, sconvolta scende dal treno in corsa e si rifugia, per passare la notte, tra le rovine di un'abbazia, nel cui contiguo cimitero sono sepolti i membri della setta dei Templari, accecati e condannati a morte in quanto adoratori di Satana. A mezzanotte...

Il fim sviluppa un clima morboso e cupo di notevole efficacia, con intrecci psicologici non banali, come lo spunto dell'antico rapporto lesbico fra le protagoniste, ed è un grandissimo ed inaspettato successo; così la produzione mette in cantiere un sequel, sempre scritto e diretto da De Ossorio (come tutti i film della saga), 'La Cavalcata dei Resuscitati Ciechi' (El ataque de los muertos sin ojos, 1973) ed un altro ne arriva subito dopo, 'La Nave Maledetta' (El Buque Maldido, 1974): le due pellicole, bellissime, costituiranno l'idea principale per il film 'Fog' (1980) di John Carpenter (nonostante Carpenter abbia sempre negato persino di aver visto i film di De Ossorio).

Il ciclo si chiude con 'La Notte dei Resuscitati Ciechi' (La Noche de las Gaviotas, 1975), che introduce temi lovecraftiani all'interno della saga; questi temi sarebbero dovuti essere approfonditi nel film successivo 'El Necronomicon de los Templarios', ma la pellicola non si girò mai.

Sebbene molti pensassero che i Resuscitati Ciechi si ispirassero alle scritture del poeta di Siviglia vissuto nel 1800 Gustavo Adolfo Bécquer, Ossorio ha sempre negato questa assonanza, sostenendo che nelle storie di Bécquer sono fantasmi, spiriti della morte, eterei e impalpabili, mentre i suoi sono molto più simili a 'mummie', a terrificanti morti viventi. In ogni caso il film spagnolo 'La Cruz del Diablo', scritto da Paul Naschy (il creatore della saga di Waldemar Daninsky) e diretto dal regista inglese John Gilling (autore di ottime pellicole per la Hammer negli anni Sessanta) nel 1975, basato sulle leggende spagnole raccontate nei versi di Bécquer, raffigurò i Templari utilizzando l'immagine che ne diede Armando De Ossorio (tanto che molti sono arrivati ad includere erroneamente quest'opera nel ciclo dei Templari di Ossorio). Nel 1982 anche il regista Jesus Franco girò un suo film sui Templari morti viventi, 'La mansion de los muertos vivientes', evidente derivazione dall'opera di Ossorio (anche se Franco si ostina a dire che l'ispirazione non veniva da lì).

Questa serie di quattro pellicole continua, nonostante il tempo, ad affascinare gli amanti del genere e ad essere ispirazione per registi e autori.