domenica 31 maggio 2009

Horror Icons (36): Charles Dexter Ward

'La Città dei Mostri (The Haunted Palace, 1963) fu propagandato come film appartenente al ciclo di Poe della A.I.P. (il titolo originale era effettivamente lo stesso di una poesia di Edgar Allan Poe), ma in realtà si trattava di un adattamento di un racconto ('Lo Strano Caso di Charles Dexter Ward') di un grande maestro dell'orrore all'epoca ancora sconosciuto ai più, Howard Phillips Lovecraft.
Il film inizia con Charles Dexter Ward (Vincent Price) e sua moglie (Debra Paget) che giungono in uno strano villaggio per prendere possesso di un palazzo di famiglia. L'atmosfera che li circonda è mefitica e girano persone deformi, pare, per una maledizione. Ward, infatti, apprende che un suo antenato fu bruciato sul rogo per stregoneria, e quanto sta accadendo alle persone del villaggio è conseguenza della maledizione che lanciò su di loro prima di morire.
La prima parte del film è molto ben riuscita, con l'atmosfera macabra suggerita dalle nebbiose scenografie di Daniel Haller che si concretizza in sensazioni più che in avvenimenti veri e propri. Il seguito è caratterizzato da una storia mantenuta lineare e semplice proprio per dar modo a Vincent Price di dominare la scena con la sua maestosità. Emergono elementi lovecraftiani sin da quando Price e Debra Paget entrano nella locanda per la prima volta, in un paese deserto, con tutti gli avventori silenziosi e minacciosi, e fra i momenti più sinistri voglio ricordare l'incontro tra Price e la Paget con la madre e la bambina senza occhi, oppure quando più avanti esseri deformi si avvicinano ai due in modo silenzioso e inquietante. Il regista Roger Corman è un maestro nel riuscire a rendere il senso macabro della storia, sapendo puntare sull'irrealtà del contesto figurativo. Notate, poi, che anche se si cerca non si riesce a vedere mai un solo raggio di sole spuntare tra la nebbia. E' un paese tetro che non conosce nè il mattino, nè l'estate, ma solo la sera e l'autunno. Vincent Price è veramente perfetto, e quando gigioneggia lo fa con gusto, Debra Paget è sempre affascinante e Lon Chaney Jr. è efficace nel suo piccolo ruolo sinistro.





sabato 30 maggio 2009

Hammer Horrors (3): La Vendetta di Frankenstein

Dopo l'incredibile (ed inaspettato) successo delle pellicole 'La Maschera di Frankenstein' e 'Dracula il vampiro', che decretarono la nascita del cinema dell'orrore inglese, mentre le altre case di produzione si lanciavano nello sfruttamento del ricco filone che la Hammer aveva scoperto, la casa inglese comprò dalla Universal i diritti che deteneva sui soggetti fantastici, garantendosi così la supremazia nel genere, e intanto mettendo già in cantiere 'La Vendetta di Frankenstein' (Revenge of Frankenstein, 1958), realizzato dallo stesso team creativo delle due precedenti pellicole: il regista Terence Fisher, lo sceneggiatore Jimmy Sangster, il direttore della fotografia Jack Asher, e con Peter Cushing nella parte del dottor Frankenstein come nel primo film (non a caso la vicenda di 'La Vendetta di Frankenstein' inizia direttamente dal finale di 'La Maschera di Frankenstein'). La carica emotiva e patetica della storia è eccezionale, e la regia di Fisher raggiunge vertici di abilità e suggestione, soprattutto nella sua abituale descrizione dell'immorale aristocrazia del tempo, anche grazie ad una sceneggiatura più interessante di quella del suo precedente Frankenstein, ricca di un sinistro umorismo e pervasa da un'ambiguità morale che manca nella maggior parte degli altri film dell'orrore.




venerdì 29 maggio 2009

Horror Icons (35): La Vergine di Cera

'La Vergine di Cera' (The Terror, 1963) di Roger Corman è un film davvero singolare che è passato nella leggenda come il film realizzato in meno tempo della storia del cinema, essendo stato fatto in tre giorni per sfruttare il residuo contratto di Boris Karloff. In realtà, nonostante sia vero che la parte con Karloff è stata girata a tempo di record, il resto ha richiesto un lavoro di mesi per farne un film vendibile. Ricostruiamone le vicende produttive: per il film precedente di Corman, 'I Maghi del Terrore' (The Raven), erano stati previsti diciannove giorni di lavorazione, ma il regista riuscì a terminarlo in sedici, ritrovandosi così Karloff sotto contratto per altri tre giorni; Corman imbastì rapidamente una sceneggiatura insieme a Jack Hill, regista e sceneggiatore della A.I.P., e a Leo Gordon, un suo amico caratterista (che avrà un piccolo ruolo anche nel film successivo del ciclo di Poe di Roger Corman, 'La Città dei Mostri'). Quindi in tre giorni, mentre la storia prendeva forma, Corman cerca di sfruttare il più possibile Karloff, servendosi del set del film appena terminato, mentre Monte Hellman effettua delle riprese di paesaggi marini da aggiungere alla pellicola. Dopo aver girato i suoi giorni con Karloff, Corman passa il progetto a Francis Ford Coppola (che allora era un ancora sconosciuto giovane cineasta della 'factory' di Corman), che cerca di finirlo, con Jack Hill incaricato di ruoli tecnici minori. Vi furono poi dei malintesi fra Corman e Coppola, che se ne va, così Corman affida il progetto a Hellman e Hill per riuscire a realizzare qualcosa di commerciale. Pare che alcune sequenze siano state dirette anche dal giovane Jack Nicholson (anche lui all'epoca sconosciuto), protagonista del film. Comunque l'ultimo giorno di riprese c'è ancora Corman.
Pur non essendo tratto da Poe il film può essere incluso come 'membro onorario' del ciclo 'poesco' di Corman per via del tema necrofilo, e il suo maggior interesse consiste nella sostituzione dell'acqua al fuoco come elemento purificatore finale. Nel complesso è una pellicola che si lascia vedere nella sua prevedibile approssimazione, con lo stridente scontro fra esterni luminosi e realistici e interni in puro stile gotico tipicamente cormaniani; il film è simpatico nella sua spavalderia, e pur se la storia arranca, l'atmosfera c'è, e questo basta per creare la magia.





giovedì 28 maggio 2009

Horror Icons (34): I Maghi del Terrore

'I Maghi del Terrore' (The Raven), girato nel 1962 ma distribuito solo nel gennaio 1963, è il quinto film della serie tratta da Poe realizzata dal regista Roger Corman per la A.I.P., e rappresenta un deciso cambio di passo, mettendo al centro l'elemento parodistico che la presenza di Vincent Price sottintendeva anche negli altri film più cupi. Fondamentale, infatti, per il film è l'apporto sensazionale di Vincent Price e Peter Lorre, che si trovano decisamente a loro agio nel tono umoristico del film; un po' meno brillante è Boris Karloff (qui già molto malato), ma il suo carisma lo rende sempre fantastico. Nel cast anche la fascinosa Hazel Court e, in un piccolo ruolo (il figlio del mago interpretato da Peter Lorre), un giovane Jack Nicholson, assiduo frequentatore dei film di Corman di quegli anni. C'è da dire che in verità in questo film di Poe c'è ben poco, a parte un vago riferimento alla poesia 'Il Corvo' (The Raven), poco più di un pretesto per inserire anche questa pellicola nella serie; la sceneggiatura è del bravissimo Richard Matheson (purtroppo qui alla sua ultima collaborazione con Corman), ma in alcuni punti pare troppo frettolosa, lasciando l'impressione che gli attori, Price e Lorre soprattutto, improvvisino gran parte delle gag. Il momento migliore del film sta comunque nel pirotecnico duello tra maghi che chiude la pellicola.
Mio figlio Andrea mi fa notare che in alcune scene il Dottor Craven (il mago interpretato da Vincent Price, protagonista del film) è vestito con abiti quasi uguali a quelli che a volte sfoggia il Dottor Strange della Marvel: considerando che questo film è uscito in USA nel gennaio 1963 mentre la prima apparizione del Dottor Strange su un albo a fumetti è del luglio dello stesso anno, non appare improbabile che il personaggio di Price possa essere servito da ispirazione.





martedì 26 maggio 2009

Italian Gothic (9): Alberto De Martino

Il regista Alberto De Martino firma un unico horror gotico negli anni Sessanta (per la precisione nel 1963), intitolato appunto 'Horror' e scritto da Gianni Grimaldi e Bruno Corbucci, il duo di sceneggiatori che aveva firmato anche il copione del bellissimo 'Danza Macabra' di Antonio Margheriti.
Il film millanta una derivazione dall'opera di Edgar Allan Poe, ma in realtà si tratta di un'imitazione dei film di Roger Corman tratti da Poe (con l'attore Gerard Tichy, nella parte di Roderick, che cerca di assomigliare il più possibile a Vincent Price).
Il regista fa molto affidamento sull'armamentario tipico dell'horror classico, per cui vediamo lunghe camminate, in genere di donne in vestaglia, tra gli oscuri corridoi del castello o nel bosco di notte, il tutto in mezzo a tuoni e fulmini, e i personaggi, come nella tradizione del gotico italiano, ma anche come in molti film del ciclo di Poe di Corman, sembrano avere una doppia faccia e tramare qualcosa (su tutti spicca la sensuale Helga Linè nell'abituale ruolo dell'ambigua governante).
De Martino tornerà all'horror in maniera saltuaria solo dagli anni Settanta, ma oramai lontano dai lidi del gotico, che in quel decennio nel nostro paese sopravviverà solo grazie ad una manciata di pellicole sexy-horror a basso costo che paiono più ispirate ai fumetti tascabili per adulti dell'epoca che alla tradizione del gotico cinematografico nostrano del decennio precedente.






lunedì 25 maggio 2009

Horror Icons (33): Il Gatto Nero

'I Racconti del Terrore' (Tales of Terror, 1962) di Roger Corman è un film a episodi in cui il regista riunisce tre racconti di Edgar Allan Poe ritenendoli non adeguati per una pellicola ciascuno nell'ambito della serie da lui diretta per la A.I.P. iniziata nel 1960 con 'I Vivi e i Morti'.


Il primo, 'Morella', ripete, depurata, la precisa struttura spaziale degli altri film, e anticipa i temi di 'La Tomba di Ligeia' (che chiuderà la serie), ed il terzo (che alcuni ritengono in realtà diretto da Lamont Johnson) è un horror classico dove Vincent Price, attore-simbolo del 'ciclo di Poe' di Corman, viene supportato da un impeccabile Basil Rathbone, ma è il secondo episodio, 'Il Gatto Nero' (che fonde l'omonimo racconto con un altro racconto di Poe, 'Il Barile di Ammontillado'), che si rivela il vero gioiello del film: un horror con forti venature umoristiche, sorretto dall'attenta regia di Corman e dall'accorta sceneggiatura di Richard Matheson ed impreziosito dalla sublime abilità di due interpreti in stato di grazia come Price e Peter Lorre; la vena umoristica di questo episodio sarà alla base del successivo film della serie, 'I Maghi del Terrore', che riproporrà Price e Lorre insieme (con l'aggiunta di Boris Karloff!), così come dell'ulteriore horror comico della A.I.P., 'Il Clan del Terrore' (stavolta diretto da Jacques Tourneur).

domenica 24 maggio 2009

Horror Icons (32): Batwoman

Il regista messicano Renè Cardona prende in prestito dai fumetti americani la figura di Batwoman e la rimodella facendone un'icona pulp del tutto originale e con un devastante fascino: il costume, ridotto ad un bikini con mantello, stivali e maschera, è un inno allo 'sleaze' che la distacca ancor più dal modello originale proprio per le sue caratteristiche ingenuamente erotiche. In questo 'Batwoman, l'invincibile superdonna' (La Mujer Murcielago, 1967) l'eroina del titolo è interpretata dall'affascinante Maura Monti, un'attrice italiana dalla bellezza appariscente che in Messico ha girato ben 34 film in sei anni prima di ritirarsi dalle scene, dopo il matrimonio, su richiesta del marito.

La trama:
Viene trovato il cadavere di un lottatore galleggiare nelle acque nei pressi di Acapulco: è il quinto, e il colpevole ancora non si è trovato; la polizia brancola nel buio. A tutte le vittime è stata tolta la ghiandola pineale. Un agente speciale incaricato del caso contatta la misteriosa Batwoman (Maura Monti), che nella sua vera identità è una donna ricchissima che ha deciso di dedicare la sua vita alla lotta contro il Male, divenendo nel frattempo una campionessa di lucha libre. Il colpevole è uno scienziato pazzo che, assistito dal fedele Igor (come poteva mancare!), vuole creare una razza superiore, combinata con i pesci...

Il film è assurdo, sia nella premessa che nei personaggi, ed è prevedibile nello svolgimento, ma è diretto con professionalità e competenza (tanto che, nonostante i mostri marini siano irrealistici d'aspetto, fra le sequenze più riuscite ci sono quelle subacquee con la lotta tra il mostro e l'eroina), e il risultato finale è talmente bizzarro da essere irresistibile.













sabato 23 maggio 2009

Horror Icons (31): Guy Carrell

'Sepolto Vivo' (Premature Burial, 1962) è il terzo film (dopo 'I Vivi e i Morti' e 'Il Pozzo e il Pendolo') realizzato da Roger Corman per la serie basata sui racconti di Edgar Allan Poe voluta dall'American Internationl Pictures, e viene generalmente percepito (erroneamente, a mio avviso) come un'opera minore, principalmente per l'assenza (per motivi contrattuali) del grande Vincent Price, qui sostituito da Ray Milland. Milland è decisamente bravo, ma il ruolo di Guy Carrell sembra cucito addosso alla perfezione a Price, che di sicuro avrebbe fatto faville nell'interpretatore un folle dalla mente tortuosa.

Guy Carrell (Ray Milland) è ossessionato dal timore di essere sepolto vivo. Questa ossessione viene distolta dall'arrivo di Emily (Hazel Court), che manifesta il desiderio di vivere con lui sposandolo. I due così si sposano, anche se la sorella di Guy non è d'accordo. Guy però torna di nuovo alla sua ossessione e fa costruire una cripta a prova di errata sepoltura, ma basterà?...

Il film rielabora l'ossessione ricavata dal racconto di Poe aggiungendo tresche tipiche dei film gotici italiani della stessa epoca, con una messa in scena ancor più opprimente e nebbiosa rispetto alle prime due pellicole della serie, e, se si riesce a passar sopra al pregiudizio per l'assenza di Price, si rivela davvero molto godibile.






giovedì 21 maggio 2009

Hammer Horrors (2): Dracula il vampiro

Jonathan Harker si reca nel castello del conte Dracula (Christopher Lee) per assumere l'impiego di bibliotecario; in realtà sa che Dracula è un vampiro e vuole distruggerlo, ma non ha successo e viene vampirizzato. Van Helsing (Peter Cushing) allora indaga sulla sua scomparsa. Dracula, intanto, scappa dal castello: invaghitosi infatti di Lucy (Carol Marsh), la fidanzata di Jonathan, di cui ha potuto ammirare un ritratto durante il primo incontro con la sua vittima, raggiunge (in una bara bianca) la città dove ella vive. Van Helsing, scoperto ciò che ha fatto il vampiro, ritorna anch'egli in città e comunica ad Arthur Holmwood (Michael Gough), fratello di Lucy, e a sua moglie Mina la morte dell'amico. Più tardi scopre che anche Lucy Holmwood è caduta vittima di Dracula. Così il male si estende e solo Van Helsing può cercare di contrastarlo...

'Dracula il vampiro' ('Dracula', girato dal regista inglese Terence Fisher nel 1957 ma uscito nel 1958, e conosciuto in USA come 'Horror of Dracula') è il trionfo dell'Hammer Horror prima maniera: elegante, struggente, selvaggio, grazie anche allo sceneggiatore Jimmy Sangster che riesce a condensare in meno di un'ora e mezza il Dracula di Bram Stoker, perdendo importanti personaggi minori, ma restituendo il vero senso e il tono del romanzo con maggior efficacia. Christopher Lee, nelle vesti del vampiro, è veramente spaventoso, con le lenti a contatto che gli fanno gli occhi iniettati di sangue e i terribili canini affilati, e Peter Cushing è davvero perfetto nel ruolo di Van Helsing, gelido e lucido nemico di Dracula, un ruolo che Cushing, d'accordo con regista e produzione, sceglie di interpretare in maniera alquanto differente rispetto alla versione del Dracula del 1931 prodotta dalla Universal (ma anche rispetto al romanzo di Stoker), infondendogli più vigore e facendone veramente un personaggio vivo.
Terence Fisher (1904-1980) con questo film riesce ad innovare una materia narrativa che sembrava non poter avere più sbocchi nuovi, plasmandola secondo la sua personale visione etica e romantica, e creando un'opera che diventerà il modello per quasi tutti i film di vampiri dei decenni successivi.
















mercoledì 20 maggio 2009

Hammer Horrors (1): La Maschera di Frankenstein

Le riprese de 'La Maschera di Frankenstein' (The Curse of Frankenstein, 1957) iniziarono il 19 novembre 1956 sotto la regia di Terence Fisher. Per evitare un intervento legale della Universal, che ancora deteneva il copyright sul trucco del mostro di Frankenstein interpretato da Boris Karloff, questo film prodotto dall'inglese Hammer sposta il centro di interesse sulla figura del Barone e non su quella della sua creatura. Lo sceneggiatore Jimmy Sangster sviluppa in modo del tutto nuovo la storia di Mary Shelley, riducendola ai concetti fondamentali e ad un minimo di personaggi, spostando il tutto in epoca vittoriana. Il barone Frankenstein diventa così una figura byroniana che trova l'interprete ideale nel grande Peter Cushing, il quale grazie a questo film viene lanciato nel firmamento dei divi dell'horror. Cushing prende la parte del barone e la fa sua, evidenziando la crudeltà spietata che rende il personaggio molto più spaventoso della sua demente creatura (interpretata da un ancora sconosciuto Christopher Lee).
La pellicola è ricca d'atmosfera ma non per questo lenta, ed ha l'innegabile merito di aver reso di nuovo attraente un percorso narrativo che già allora sembrava risaputo. Nel cast c'è anche la bella Hazel Court, che negli anni immediatamente successivi si ritaglierà uno spazio di rilievo fra le regine dell'horror gotico.







martedì 19 maggio 2009

Horror Icons (30): Il Pozzo e il Pendolo

Il racconto di Edgar Allan Poe 'Il Pozzo e il Pendolo' è più di situazione che di narrazione, per cui in questo omonimo film di Roger Corman (The Pit and the Pendulum, 1961), secondo della serie dedicata alle opere dello scrittore americano prodotta dalla A.I.P., lo sceneggiatore Richard Matheson utilizza il materiale originale di Poe solo per parte del finale, costruendo per la pellicola una vicenda dal forte corpo drammatico, arricchita da colpi di scena e tresche coniugali che rimandano al cinema gotico italiano dell'epoca (non a caso in questo film troviamo Barbara Steele, magnetica più che mai, in un ruolo simile a quelli che ricoprirà in tantissime pellicole del terrore nel nostro paese), e permettendo al grande Vincent Price di sfoggiare un'interpretazione ricca di sfumature e di eccellente esibizionismo gigione.
L'immagine del pendolo con la lama affilata che scende sempre di più verso il petto della vittima è entrata nella storia dell'horror.
















lunedì 18 maggio 2009

Horror Icons (29): Roderick Usher

'I Vivi e i Morti' (House of Usher, 1960) è la prima pellicola della serie di film tratti da Poe diretti da Roger Corman e prodotti dall'americana A.I.P., dove già sono visibili tutti gli elementi che la caratterizzeranno: ambienti ossessivi e lavorazione effettuata quasi integralmente in interni (solo l'ultimo film della serie, 'La Tomba di Ligeia', farà storia a sè in questo senso), con il conseguente clima irreale che circonda molte scene, nebbia, e un ritmo lento per consentire ai personaggi di esporre lunghi discorsi, nonchè le anomalie e la disperazione dei loro stati d'animo.

Philip (Mark Damon) arriva al tetro maniero degli Usher, immerso nelle nebbie, per cercare la sua amata Madeleine (Myrna Fahey); scopre però che a causa di una maledizione di famiglia è divenuta catatonica. A dirglielo è il sofferente fratello Roderick (Vincent Price), anche lui colpito dalla maledizione, ma in modo diverso: i suoi sensi sono divenuti così acuti da provocargli sempre molto dolore, dolore che la casa stessa sembra amplificare...

Tutto il film è pervaso da uno spirito decadente ed eccessivo. L'intera struttura poggia interamente su Vincent Price (1911-1993), che gigioneggia in maniera fantastica. Corman riesce a sviluppare efficacemente il concetto del Male insito nella casa (aiutato anche da una stupenda sceneggiatura di Richard Matheson), riducendo la scena ad un quadro espressionista.





domenica 17 maggio 2009

Horror Icons (28): la Papessa Jesial

'I Riti Erotici della Papessa Jesial' (La Papesse) è un film francese del 1975 diretto da Mario Mercier (scrittore interessato a temi esoterici e autore di un solo altro film, 'La goulve') che narra le disavventure di due coniugi i quali imprudentemente si affidano ad una setta satanica guidata dalla papessa Jesial; i due troveranno sevizie, torture e peggio ancora: lei viene violentata nel corso di un'orgia e sbranata dai cani, lui ucciso dalla papessa dopo averle garantito una discendenza infernale.
Mercier, con spirito anticonvenzionale e non senza capacità descrittive, raffigura il satanismo in un'ottica perversamente sadomaso, ma il film è appesantito da un ritmo lento e da una storia prevedibile ed esilissima (un po' come le pellicole di Jean Rollin, ma senza possederne la stessa carica poetica).



Horror Icons (27): Satanico Pandemonium

Molti ricorderan-
no il personag-
gio di Satanico Pandemo-
nium interpreta-
to dalla bellissima Salma Hayek in 'Dal Tramonto all'Alba', il film di Robert Rodriguez scritto da Quentin Tarantino; pochi sapranno invece che il nome del personaggio è preso da questo film messicano del 1973 diretto da Gilberto Martinez Solares e uscito a suo tempo in Italia come 'La Novizia Indemoniata'. Il film ha moltissimi punti di contatto con il successivo 'Alucarda' di Juan Lopez Moctezuma di cui ho già parlato, condividendone la storia conventuale e raccontando della giovane novizia Maria (Cecilia Pezet) che subisce la tentazione del demonio, ma è una pellicola priva di tutti quei simbolismi surreali e delle suggestioni visive di cui è ricco il film di Moctezuma, ed è per questo che risulta meno affascinante. Similare è il messaggio, e cioè che il Bene e il Male si servono degli stessi strumenti e spesso non sono così diversi come dovrebbero, ma il furore iconoclasta è reso in modo troppo semplicistico da Solares (1906-1997), senza una reale motivazione, che è essenziale per il genere di messaggio che ne viene fuori; però la fantastica interpretazione di Cecilia Pezet (spesso nuda nella pellicola) quasi fa dimenticare il fin troppo repentino cambiamento della protagonista e rende la visione di questo film un 'must' per gli amanti del genere 'nunsploitation'.








sabato 16 maggio 2009

Horror Icons (26): la Mummia Azteca

La Mummia Azteca è uno dei miti originali dell'horror messicano, protagonista di una scatenata trilogia diretta da Rafael Portillo ed interpretata da Ramon Gay, Rosita Arenas e Crox Alvarado. La caratteristica fondamentale ed originale della storia è che pur essendoci di mezzo una mummia la vicenda si svolge tutta in Messico, rifacendosi alla tradizione Azteca, senza bisogno di un 'prologo' egiziano. Per il resto il primo film 'Il Risveglio della Mummia' (La Momia Azteca,1957) richiama alla mente tutti i film della tradizione Universal (compresi quelli recenti): Flora (Rosita Arenas), la fidanzata del dottor Eduardo Almada (Ramon Gay), in una vita precedente era stata uccisa per una storia d'amore proibita con un guerriero, il quale era stato sepolto vivo vicino al cadavere di lei per fare la guardia ai suoi preziosi gioielli, e quando la mummia del guerriero ritorna in vita scambia Flora per il suo antico amore.
Il secondo film della trilogia, 'La Maldicion de la Momia Azteca', viene girato subito non appena finite le riprese del primo, con lo stesso cast, ma purtroppo rimane inedito in Italia. La terza parte di questa trilogia, 'La Momia Azteca contra el Robot Humano', viene girata l'anno dopo, nel 1958, e si nota subito che è una pellicola realizzata al risparmio, con frequenti flash-back che ripropongono sequenze dei due film precedenti, anche se lo spirito e lo stile sono sostanzialmente i medesimi degli altri due, così come il cast.
Come ho già detto più volte, i film per me più interessanti sono quelli bizzarri ed assurdi, e quelli di questa trilogia lo sono in modo vivace, nonostante col terzo la senzazione di uno stanco assemplaggio purtroppo si comincia a percepire, minando perlomeno in parte il piacere della visione. Ramon Gay, l'eroe della trilogia, morì nel 1960 ucciso in un delitto passionale dal marito geloso dell'attrice Evangelina Helizondo.









venerdì 15 maggio 2009

Horror Icons (25): Alucarda

'Alucarda' ('Alucarda, la hija de las tinieblas', girato alla fine del 1975 ma distribuito solo nel 1978) è un piccolo capolavoro del regista messicano Juan Lopez Moctezuma (1932-1995), autore di pochi film, ma tutti veramente interessanti (e già collaboratore di Alejandro Jodorosky su 'El Topo', uno dei film preferiti di mio marito Enrico, di cui Moctezuma è stato anche produttore).
La protagonista Alucarda (Tina Romero) è una giovane scapestrata che arriva in un convento dove conosce Justine (Susanna Kamini), l'eroina-vittima creata da De Sade, che lì vive; Alucarda ha un passato molto tenebroso (è una strega? E' la figlia di Satana?) ed è soggetta a forze maligne, e Justine cade presto sotto la sua influenza.
Al di là della trama (che incorpora pure echi di 'Carmilla' di Sheridan Le Fanu), ciò che rende la pellicola un capolavoro sono la ricercatezza e la bellezza delle immagini (anche grazie all'esperta illuminazione del direttore della fotografia Xavier Cruz), con scenografie e costumi che colpiscono per la surreale qualità e che sono l'aspetto caratterizzante del film, insieme alla follia con la quale viene racontata la storia di un'indemoniata 'volontaria', che viene interpretata con estrema generosità da Tina Romero.
E' una pellicola piena di sangue, urla, effetti speciali sonori (curati dal bravo Gonzalo Gavira), nudo, lesbismo, e dove si gioca con il blasfemo per dare una visione cupa della vita, nella quale il Male non è poi così repellente mentre il bene è rappresentato, purtroppo, con una chiusura bigotta e in modo tenebroso, ed è quindi un'opera che può indubbiamente provocare indignazione in chi non ne riesce a condividere lo spirito.









Famous Victims (9) & Horror Icons (24): Catherine Fengriffen e il dottor Pope

Siamo nell'Inghilterra del 1875. Charles Fengriffen (Ian Ogilvy) sposa la giovane Catherine (Stephanie Beacham) e si trasferisce nella sua casa di famiglia, ma la prima notte Catherine subisce uno stupro da parte di un orribile spettro insanguinato e privo di una mano. Scoprendosi incinta, la ragazza teme di avere in grembo il figlio del fantasma. Charles comincia a temere per la salute mentale della moglie e chiama il dottor Pope, specialista in malattie mentali; dietro le sue insistenze, Charles si decide a rivelare l'esistenza di una maledizione di famiglia: cinquant'anni prima, suo nonno (Herbert Lom) aveva violentato la sposa novella di un contadino, e quando questi aveva reagito cercando di ucciderlo, gli aveva troncato la mano con un'ascia; il contadino aveva così giurato che la prossima vergine ad entrare in casa Fengriffen sarebbe stata violentata...

'La Maledizione' (And Now the Screaming Starts..., 1972) è un bel film gotico ricco di suggestioni, prodotto dalla Amicus e diretto da Roy Ward Baker, che gira la maggior parte delle scene 'a trucchi' in piano-sequenza (cioè senza interruzioni nelle riprese), aiutato in questo anche dalla bellissima scenografia di Tony Curtis: un ampio salone su cui si affacciano le stanze del secondo piano, collegate attraverso passaggi sopraelevati. Peter Cushing nei panni del dottor Pope recita meravigliosamente, senza enfasi, e semplicemente con la forza della sua presenza sullo schermo, pur avendo una parte relativamente piccola, diventa il punto focale di ogni scena (lo spettatore si trova ad aspettare con ansia di vedere che cosa lui progetta di fare) e permette agli altri attori di lavorare bene. Molto brava anche Stephanie Beacham nel ruolo dell'eroina-vittima.








giovedì 14 maggio 2009

Famous Victims (8): Ivanna

Ivanna Rakowsky (Erna Schurer) si reca in un villaggio dell'Europa Centrale dove è stata assunta come biologa dal barone Janos Dalmar. Al paese nessuno vuole accompagnarla al castello poichè la gente ha sospetti sul conte Janos come possibile responsabile dello stupro e dell'uccisione di sei ragazze. Trovata una guida, un certo Fedor, Ivanna sta per essere violentata da lui, ma viene salvata dall'apparizione del barone. Questi l'ha assunta per aiutarlo nella ricerca di una formula che permetta la rigenerazione della materia carbonizzata, nello specifico il corpo di suo fratello Igor, perito in un incendio. La prima notte di permanenza al castello Ivanna sogna che un uomo somigliante a Janos, ma orribilmente deturpato, la conduce in una camera di tortura dove viene spogliata e incatenata (più avanti Ivanna trova nel castello la camera di tortura del suo sogno). Al castello viene osteggiata da Olga, ex amante del barone e desiderosa di esserlo di nuovo; anche Cristina, la cameriera (un'incantevole Agostina Belli), è innamorata del barone, ma non mostra ostilità per Ivanna. La giovane biologa in seguito si convince che dei delitti sia responsabile Janos, affetto, ella crede, da licantropia, e quindi, innamoratasi di lui, si adopera in ogni modo per scagionarlo e curarlo; quando egli le chiede di sposarlo, lei accetta. Nella prima notte di nozze Janos lascia la stanza nuziale richiamato dall'ululare dei suoi cani e subito dopo Ivanna è aggredita da Igor che, rimasto sfigurato nell'incendio e tenuto nascosto alla vista di tutti, era il vero colpevole di tutto. Fortunatamente Janos torna in tempo per impedirgli di uccidere Ivanna.

'Il Castello dalla Porte di Fuoco' è una coproduzione italo-spagnola del 1971 e si inserisce nella tradizione gotica riprendendone le ambientazioni e le morbosità, anche se la pur riuscita atmosfera macabra non riesce a supportare le innegabili lentezze che vi sono. La regia di Josè Luis Merino è spesso ricercata ed accurata nella ricerca delle inquadrature, anche se il budget è molto basso, e si vede. Comunque Erna Schurer regge discretamente il ruolo di eroina-vittima, pur mantenendo un'aria un po' troppo distaccata e 'moderna'.



mercoledì 13 maggio 2009

Horror Icons (23): la contessa Nadine Carody

In un night club Linda (Ewa Stromberg) assiste con turbamento all'incon-
sueto striptease di una donna (Soledad Miranda) che è solita vedere nei suoi sogni. Successivamente Linda parte per la Turchia dove deve incontrare la contessa Carody per lavoro. Il laido custode (Jesus Franco, regista del film) dell'albergo turco dove Linda sosta prima di raggiungere l'isoletta della contessa la consiglia di non andare perchè troppo pericoloso. Linda non lo ascolta: arriva sull'isola e scopre che la contessa Nadine Carody è proprio la donna dei sogni, ed è l'erede della fortuna della famiglia di Dracula...

'Vampyros Lesbos' (Germania-Spagna, 1970; la versione spagnola, più corta e 'vestita', si intitola 'Las Vampiras') è un classico di Jess Franco, una sorta di versione al femminile di Dracula (il regista riprende anche alcuni nomi dal romanzo di Bram Stoker) che coniuga perfettamente orrore ed erotismo, con una forte prevalenza di quest'ultimo. Il vampirismo viene visto soprattutto nelle sue implicazioni sessuali ed è svincolato dalla tradizione, cinematografica e non: la vampira interpretata da Soledad Miranda non è una creatura delle tenebre, infatti vive all'aria aperta durante il giorno e addirittura prende il sole. E' servita dal classico servo tuttofare, quel Morpho comune a tanti film e personaggi di Franco (specie all'interno del 'ciclo di Orloff'). Nadine è una presenza affascinante e sensuale che tesse una tela invisibile in cui fa cadere le vittime attirate dalla forza della sua personalità, ma la pellicola fa trasparire anche il dramma della solitudine a cui è condannata la vampira (tema che Jesus Franco riprenderà più volte, ma con minore efficacia). Il film, trasognato e lento, con una grande attenzione per il colore (e con l'azione caratterizzata da innumerevoli tagli su inquadrature simboliche o metaforiche, quasi estenuanti nella loro ripetizione), rappresenta il trionfo assoluto di Soledad Miranda, magnetica e tormentata.