martedì 30 giugno 2009

Hammer Horrors (23): Il Sudario della Mummia

'Il Sudario della Mummia' (The Mummy's Shroud, girato nel 1966 e distribuito nel 1967) è l'ultima opera scritta e diretta da John Gilling prima del suo ritiro (da cui uscirà solamente nel1975 per dirigere la pellicola spagnola 'La Cuz del Diablo', su soggettto di Jacinto Molina, alias Paul Naschy), ed è decisamente riuscita, rinverdendo i fasti del periodo migliore del 'gotico inglese' della Hammer. Fotografia suggestiva, ambientazioni tutte ben curate e trama, seppur non originalissima (l'unica differenza con le precedenti pellicole è che la mummia è riportata in vita grazie alla formula iscritta al suo sudario), con sviluppi ben orchestrati rendono questo film interessante e godibile.








Hammer Horrors (22): The Devil Rides Out

'The Devil Rides Out' (girato nel 1967 e distribuito nel 1968) doveva essere il primo film di riduzioni dai romanzi dell'occulto dello scrittore britannico Dennis Wheatley, tutte con il medesimo personaggio centrale del duca di Richleau, una sorta di cacciatore di diavoli e di fantasmi. A volere fortemente questo progetto è il regista Terence Fisher, che intende dirigere tutti i vari adattamenti cinematografici da Wheatley già messi in programma dalla casa di produzione Hammer. Il film, scritto per lo schermo da uno sceneggiatore d'eccezione, lo scrittore americano Richard Matheson (già autore delle sceneggiature di molti adattamenti da Poe del regista Roger Corman), è un'ottima pellicola, forse una delle migliori in assoluto fra quelle dirette da Fisher, un thriller satanico nel quale le forze del Bene sono costrette a una continua battaglia di fede e ingegno contro il Male, ma purtroppo si rivelò un insuccesso al botteghino, e questo fece naufragare il progetto della serie. Fisher rimase molto deluso da questo fiasco commerciale, e c'è da comprenderlo, visto che come al solito diresse con finezza ed efficacia, asciugando la storia e rendendola più veloce, dimostrando ancora una volta le sue grandi doti di narratore di racconti morali. Christopher Lee è elegante e perfetto nella parte del duca di Richleau, e rattrista il pensiero che non siano state più realizzate altre pellicole imperniate su questo personaggio.






lunedì 29 giugno 2009

Hammer Horrors (21): La Maledizione dei Frankenstein

Dopo il modesto 'La Rivolta di Frankenstein' di Freddie Francis, Terence Fisher riprende possesso della serie prodotta dalla Hammer e lo fa dirigendo 'La Maledizione dei Frankenstein' (Frankenstein created Woman, girato nel 1966 e distribuito nel 1967), un film 'strano', del tutto particolare, dove il 'mostro' è la bellissima Susan Denberg, e dove il barone Frankenstein (sempre interpretato da Peter Cushing) appare più interessato agli aspetti metafisici dell'esistenza, con una caratterizzazione misurata e positiva anche sotto l'aspetto psicologico, ma solo all'apparenza: come sottolinea anche il titolo originale ('Frankenstein creò la donna') il dottore, sempre più amareggiato e misantropo dopo le vicende dei film precedenti, osa ergersi a Dio, macchiandosi così di quella che gli antichi Greci chiamavano 'hybris'.
Come sempre, Fisher ritrae in modo estremamente negativo i ricchi aristocratici, che considerano i poveri meno delle bestie, ma, forse per evitare un'eccessiva serializzazione, questa pellicola di Frankenstein si struttura sull'idea sovversiva di un mostro androgino e spirituale, riducendo a figura di secondo piano lo scienziato, insieme con le tematiche che solitamente il regista a esso collega.


Hammer Horrors (20): La Morte Arriva Strisciando


Sullo stesso set di 'La Lunga Notte dell'Orrore', il regista John Gilling gira per la Hammer anche 'La Morte Arriva Strisciando' (The Reptile, girato nel 1965 e distribuito nel 1966 come il film precedente), un film a basso costo che ha il merito di battere terreni un po' diversi dal solito rispetto all'usuale produzione della casa inglese. Gilling dirige con bravura e riesce ad evocare momenti di forte spavento. A questo successo contribuisce il superbo trucco di Roy Ashton, che ha saputo trasformare l'attrice Jacqueline Pearce in una donna-serpente capace di reggere bene persino il primo piano.

domenica 28 giugno 2009

Hammer Horrors (19): La Lunga Notte dell'Orrore

Il regista John Gilling, già sceneggiatore de 'Lo Sguardo che Uccide' di Terence Fisher, realizzò per la casa di produzione inglese Hammer, utilizzando lo stesso set, due film molto simili (girati 'back-to-back' nel 1965 e poi distribuiti nel 1966), entrambi ambientati nella Cornovaglia dell'inizio del Novecento. Il primo è 'La Lunga Notte dell'Orrore' (The Plague of the Zombies), che è quello di cui parlerò in questo post (del secondo, 'La Morte Arriva Strisciando', mi occuperò prossimamente).
La pellicola, ingiustamente considerata 'minore' all'interno della produzione Hammer, rispolvera il vecchio mito degli zombi del rito haitiano, dove i morti che camminano non sono dotati di una volontà propria, ma operano come veri automi agli ordini di colui che li ha riportati alla 'vita'. Gilling dirige un film compatto e ritmato, dove non mancano toni violenti e persino sadici, con un'analisi della realtà britannica come corrotta e prevaricatrice: l'uso degli zombi come schiavi appartiene alla tradizione del genere, ma qui c'è uno sfruttamento dell'uomo sull'uomo tipico della società industriale. Gli zombi, il cui trucco è opera del 'solito' Roy Ashton, per l'epoca sono davvero spaventosi.







giovedì 25 giugno 2009

Hammer Horrors (18): La Dea della Città Perduta



Nel 1965 la casa di produzione inglese Hammer affidò ad Ursula Andress la parte dell'immor-

tale personag-

gio di Haggard ne 'La Dea della Città Perduta' (She), diretto da Robert Day. La pellicola, che si discosta dal romanzo in alcuni punti sostanziali, ha per protagonista John Richardson e si avvale della partecipazione di Peter Cushing e Christopher Lee. Non è un vero horror, ma un bel film d'avventura con contaminazioni fantastiche. Un paio d'anni dopo, nel 1967, il regista Cliff Owen ne gira un seguito, 'La Donna Venuta dal Passato' (The Vengeance of She), distribuito poi nel 1968, ancora con Richardson, ma purtroppo con la cecoslovacca Olinka Berova al posto della Andress, e la magia non si ricrea.

mercoledì 24 giugno 2009

Hammer Horrors (17): Il Mistero della Mummia

Dopo il grande successo de 'La Mummia' di Terence Fisher la Hammer attende pareccchio per realizzarne il seguito e lo fa con un film modesto sotto tutti i profili, a cominciare dal cast senza attrattive, ossia 'Il Mistero della Mummia' (Curse of the Mummy's Tomb, 1964), diretto dal produttore Michael Carreras. Nell'estrema debolezza della sceneggiatura (cosa di cui si rende conto anche l'autore, il produttore Anthony Hinds, che invece di firmarla con il solito pseudonimo di John Elder, la firma come Henry Younger, pseudonimo che adotterà per firmare tutte le opere da lui ritenute minori), il film rivela le caratteristiche dell'intera opera di Carreras come regista, e cioè un'eleganza formale che rasenta il virtuosismo, accompagnata però dalla mancanza di spessore narrativo e da un gusto per i moduli più stereotipati del racconto d'avventura. Ma, seppur lenta e a tratti poco coinvolgente, la pellicola viene salvata da una fotografia meravigliosa e qualche trovata davvero inusuale (ad es. il cattivo 'umano' è il fratello della mummia!).


martedì 23 giugno 2009

Hammer Horrors (16): La Rivolta di Frankenstein


Dopo due film di Frankenstein diretti da Terence Fisher, la casa di produzione inglese Hammer affida il terzo capitolo della saga a Freddie Francis, ex direttore della fotografia passato alla regia all'inizio degli anni '60. 'La Rivolta di Frankenstein' (Evil of Frankenstein), girato nel 1963 ma distribuito nel 1964, è considerato dalla maggior parte della critica come un brutto passo falso nella serie horror della Hammer: il produttore Anthony Hinds, che ne scrisse la sceneggiatura (con lo pseudonimo John Elder), ignorò completamente la storia del barone (anche qui comunque interpretato da Peter Cushing) costruita con molta cura in 'La Maschera di Frankenstein' e 'La Vendetta di Frankenstein', ed anche Francis si mostrò ben poco interessato alle dinamiche filosofiche e psicologiche, che nei film di Fisher avevano dominato la complessa figura del dottor Frankenstein e le sue creature, preferendo riavvicinarsi invece (cosa evidente già dal trucco 'karloffiano' del mostro, interpretato dall'ex pugile Kiwi Kingston) alle forme della Universal, in un gioco continuo di prestiti e rifacimenti (il ritrovamento della creatura nel ghiaccio, l'illusionista assassino, il mostro innamorato...), e scegliendo la strada del recupero del folklore e dello sfruttamento degli elementi spettacolari del mito. Se si lascia però da parte il confronto con le opere di Fisher, la pellicola risulta tutto sommato convincente.



lunedì 22 giugno 2009

Famous Victims (10): Susan Stevenson


Susan Stevenson (Ursula Andress) organizza assieme al fratello Arthur (Antonio Marsina) una piccola spedizione di soccorso per trovare il marito scomparso nell'impenetrabile foresta di un'isola al largo della Nuova Guinea. Con loro c'è Foster (Stacy Keach), profondo conoscitore della zona, che accetta di aiutarli per rimuovere dalla sua mente un'oscura ossessione che lo tormenta da tempo. Si aggiunge alla spedizione anche il medico Manolo (Claudio Cassinelli), che scopre il reale motivo per cui è stata organizzata: trovare un giacimento di uranio che il marito di Susan avrebbe scoperto. Attaccata dai cannibali, la spedizione viene massacrata e a salvarsi sono solo Manolo e Susan, la quale prima però, prigioniera dei cannibali, dopo che il suo corpo nudo (e legato) è stato cosparso da liquami cadaverici da due giovani indigene (in una scena bondage che sottintende un lesbismo complice), viene costretta a mangiare le carni del suo stesso fratello, e successivamente, ancora legata, viene quasi stuprata da uno dei cannibali (che poi verrà evirato dal capotribù per punizione).
'La Montagna del Dio Cannibale' (1978, regia di Sergio Martino) rappresenta un recupero in chiave aggiornata del filone esotico-avventuroso unito col nuovo filone cannibalico all'epoca in auge nel cinema di genere italiano, ed è arricchito da una buona dose di sesso e violenza, dove la violenza ha il sopravvento.
L'orrore emerge graduallmente in una vicenda all'inizio solo avventurosa, ma che si trasforma in un terribile incubo con una serie di scene veramente da shock, fra squartamenti splatter e pasti cannibali. Sicuramente c'è di peggio tra i film sui cannibali, che rivaleggiano per violenze barbare sugli animali e razzismo ben poco velato, e questa è una pellicola che dimostra indubbiamente la professionalità del regista Sergio Martino, il quale riesce a destreggiarsi con abilità tra le convenzioni narrative del genere e gli splendidi paesaggi naturali. Purtroppo però la visione del film, che mi era piaciuto in passato, mi è stata rovinata dall'inserimento di tre scene originariamente previste solo per copie di determinati paesi esteri che il dvd della No Shame Films ha messo nel film spacciandolo come la versione integrale presentata per la prima volta in Italia (quando in realtà quelle scene NON erano state girate per il mercato italiano, ed al limite poteva avere senso metterle negli extra), scene che nell'ordine sono: un accoppiamento tra cannibali, la masturbazione di un'indigena (con dettagli hard) e una disgustosa scena di zoofilia fra un cannibale e un maiale. Al di là dell'estremo cattivo gusto delle scene in questione (ma nel filone cannibalico il richiamo al buon gusto è un'arma spuntata), in questo modo il film è rallentato al montaggio, col ritmo insensatamente spezzato, e dubito possa essere inteso come versione 'director's cut'.












































sabato 20 giugno 2009

Hammer Horrors (15): Il Mistero del Castello

'Il Mistero del Castello' (Kiss of the Vampire), diretto dall'australiano Don Sharp nel 1962 e distribuito nel 1963, è il primo horror della Hammer a non essere girato da Terence Fisher. Gli aspetti folkloristici del vampirismo vengono qui abbandonati del tutto (tanto che i vampiri possono uscire alla luce del sole, sia pure protetti da una carrozza protetta) in favore di un'interpretazione in chiave di degenerazione sessuale, e contemporaneamente il dualismo etico fisheriano viene precisato e limitato nel senso di una critica sociale: l'opposizione fra i vampiri orgiastici e dissoluti ed il professor Zimmer, ostinatamente impegnato a combatterli, è interpretata come opposizione tra un'aristocrazia decadente e una borghesia puritana (la sequenza in cui Zimmer si cauterizza la mano contagiata dal morso di un vampiro, ad esempio, nel suo preciso significato di una mortificazione dei sensi, sembra voler sottolineare il puritanesimo del personaggio).
Lo stile di Don Sharp, che dirige con un approccio semi-realistico complertamente diverso da quello romantico e magico di Fisher, è meno saldo e sicuro di quello del suo predecessore, ma più libero, e riesce a mantener vivo l'interesse per la vicenda nonostante qualche banalità narrativa. Stupenda la fotografia a colori di Alan Hume.



mercoledì 17 giugno 2009

Hammer Horrors (14): Rasputin il monaco folle

Girato 'back-to-back' con 'Dracula il principe delle tenebre' nel 1965, reciclando-
ne le scenografie e mantenen-
do nel cast Christopher Lee e Barbara Shelley, ma distribuito nel 1966, 'Rasputin il monaco folle' (Rasputin the mad monk) del regista Don Sharp non è un film horror in senso stretto, ma piuttosto un melodramma orrorifico-storico un po' di maniera. Lee, qui nella parte dello strano monaco-mago dell'epoca zarista protagonista della pellicola, aveva sempre desiderato interpretare un personaggio storico grande e controverso, ma purtroppo ne ha avuta l'occasione in un film che non fa della verosimiglianza storica una delle sue principali caratteristiche (e di questo fatto Lee, appassionato studioso di storia, si è sempre rammaricato). Nonostante questo, e nonostante la debolezza del copione, io trovo che la rivisitazione fatta da Lee sia sempre autorevole e molto efficace, e tutto sommato il film, nella sua eleganza formale tipicamente 'Hammer', risulta comunque godibile.

martedì 16 giugno 2009

Horror Icons (44): L'Orgia Notturna dei Vampiri

Il regista Leon Klimovsky torna al cinema dei vampiri in tono minore con questo 'L'Orgia Notturna dei Vampiri' (La orgia nocturna de los vampiros), girato nel 1972 ma distribuito nel 1973, che è una sorta di un 'rip-off' di 'Two Thousand Maniacs!' di Herschell Gordon Lewis con i vampiri al posto dei fantasmi sudisti: c'è il viaggio ad un villaggio isolato, dove tutti spariscono, e nel finale, come nel film di Lewis, la polizia, accompagnata dai superstiti, non riesce a rintracciare il villaggio fantasma, che sembra misteriosamente scomparso. Nonostante questo, e nonostante anche innegabili influenze romeriane, con i vampiri, gente del tutto comune, che richiamano fortemente i 'non-morti' de 'La Notte dei Morti Viventi', il film di Klimovsky ha una sua originalità, che deriva soprattutto dalla suggestiva ambientazione in un villaggio montano dove non batte mai il sole, ed ha il merito di mettere insieme un cast che, pur in assenza di star, riesce a raccogliere molti volti ricorrenti dell'horror spagnolo, fra cui spiccano la sensuale Helga Linè (nel ruolo della contessa) e due habituè del cinema di Jesus Franco come Jack Taylor e Fernando Bilbao. Del film esistono una versione 'vestita' e una versione 'spogliata' (per l'esportazione), come era solito accadere nel cinema spagnolo all'epoca della dittatura franchista.






lunedì 15 giugno 2009

Hammer Horrors (13): Dracula, principe delle tenebre

Dopo anni di rifiuti, Christopher Lee accetta di vestire di nuovo i panni di Dracula in 'Dracula, principe delle tenebre' (Dracula, Prince of Darkness, 1965) e la Hammer, saltando nella continuity 'Le Spose di Dracula', dove Dracula non c'era, si ricollega direttamente al capostipite 'Dracula il vampiro', del quale viene mostrata la spettacolare scena della polverizzazione del vampiro.
Oltre alla riluttanza di Lee a legare il suo nome esclusivamente alla figura del vampiro, viene spesso addotta un'altra ragione per il lungo periodo che intercorre tra il primo Dracula e questo seguito: la difficoltà di rendere convincente una resurrezione del mostro dopo la sua morte, troppo definitiva, alla fine del film precedente. Il regista Terence Fisher però riesce a superare questa effettiva difficoltà con estrema bravura, giocando anzi parte del film proprio sull'assenza del vampiro. Il problema di questo film sta invece nella mancanza di una figura forte come Van Helsing (che tornerà solamente molto più avanti, nei seguiti in abiti moderni '1972: Dracula colpisce ancora' e 'I Satanici Riti di Dracula') da contrapporre a Dracula, che, non avendo più un valido antagonista, da questo film in poi verrà sempre più marginalizzato.
Questo è anche l'ultimo Dracula diretto da Fisher e resta un ottimo film proprio per la sua accorta regia. Fisher punta molto sulla figura iconica di Christopher Lee che, avendo trovato banali i dialoghi del copione, non recita battute, limitandosi alla presenza e a significativi sguardi.
Il personaggio più interessante, comunque, è a mio avviso quello interpretato da un'intensa Barbara Shelley, dannata e felice di esserlo, passata dal perbenismo ipocrita cui era costretta alla sensualità sfrenata post-vampirizzazione.
E' giustamente rimasta famosa la scena dello scannamento che porta alla rigenerazione di Dracula, scena che mio marito Enrico ha omaggiato citandola in apertura della storia a fumetti 'Calavera contro Dracula' (pubblicata sul volume 'Blades, Bullets & Babes' della EF Edizioni).


Horror Icons (43): Il Demone sotto la Pelle

Un medico scopre che il parassita che ha creato ha sì poteri afrodisiaci e potenziatori della carica sessuale, ma ha anche conseguenze terribili e devastanti sull'organismo. Così il medico si suicida, eliminando anche la ragazza che gli ha fatto da cavia, la quale però ha già diffuso il parassita nel complesso residenziale, i cui abitanti iniziano a comportarsi in modo strano, abbandonandosi poi ad orge violente e diventando un'orda di zombi assetati di sesso e sangue.

'Il Demone sotto la Pelle' ('Shivers', 1975, conosciuto anche con i titoli alternativi 'They Came from Within' e 'The Parasite Murders', o con il titolo della distribuzione canadese, 'Frissons') è un'opera che colloca il regista David Cronemberg nella mappa del cinema horror, con una bizzarra variazione morbosamente sessuale sulla tematica degli zombi.
Il film risente molto dell'influenza di certe pellicole di George Romero come 'La città verrà distrutta all'alba' e 'La Notte dei Morti Viventi', ma dimostra anche una forte personalità: è un film avvincente, anche se imperfetto, e spudorato nel trasfomare la ricerca smodata del piacere in una piaga apocalittica (se fosse uscito dieci anni più tardi i critici avrebbero parlato di una metafora dell'A.I.D.S.).
Fantastica la scena lesbo di Barbara Steele.







domenica 14 giugno 2009

Hammer Horrors (12): Lo Sguardo che Uccide

Con 'Lo Sguardo che Uccide' (The Gorgon, girato nel 1963 e distribuito nel 1964) il regista Terence Fisher tenta di introdurre un nuovo mito cinemato-
grafico all'interno dell'"Hammer horror", supportato dalla sceneggiatura di John Gilling, un autore attivo già da tempo, anche come regista, nel cinema fantastico. Il film, seppur considerato minore nella filmografia di Fisher, è un piccolo gioiello gotico che riesce a creare delle atmosfere genuinamente macabre e ad operare un buono studio psicologico dei personaggi, con Peter Cushing e Christopher Lee che si divertono a scambiarsi per una volta gli usuali ruoli di buono e di cattivo. Fisher punta molto sulla descrizione ambientale e scenografica per la costruzione della suspence e, seguendo i dettami della scula lewtoniana, non fa vedere il mostro se non nel finale, anche perchè probabilmente conscio della scarsa resa cinematografica della Gorgone (forse sarebbe stato diverso se Barbara Shelley avesse potuto interpretare, come effettivamente voleva, anche il ruolo della Gorgone utilizzando dei veri serpenti nei capelli), ma si affida alla 'sensazione' della sua presenza, che viene comunicata allo spettatore attraverso le atmosfere ombrose della foresta e del castello abbandonato. I fan di Fisher, Cushing e Lee, e soprattutto dei film gotici e d'atmosfera, devono assolutamente vedere questa pellicola!




Horror Icons (42): Erszebeth Bathory

'Le Vergini Cavalcano la Morte' (Ceremonia Sangrienta, Italia-Spagna, 1973) è un film cupo, raffinato ed elegante, che getta con sottigliezza e abilità uno sguardo impietoso sul mito del vampirismo, dipingendo la magia ed il sovrannaturale dando la sensazione che di mere superstizioni si tratti.
Abbiamo una marchesa, Erszebeth Bathory (Lucia Bosè), che vede volare via la sua bellezza. Il marito, il marchese Karl (Espartaco Santoni), la trascura passando il suo tempo con falconi da caccia e altre donne (tra cui Marina, interpretata da Ewa Aulin). Karl incontra un magistrato che sta andando a presenziare un processo per vampirismo e decide di accompagnarlo. La governante di Erszebeth le ricorda che una sua antenata per ritrovare la perduta giovinezza s'immergeva nel sangue delle vergini. Il marchese intanto muore, ma solo in apparenza, perchè ritorna come vampiro: uccide moltissime giovani e la marchesa si bagna nel loro sangue.
Il marchese è attratto dal vampirismo per noia intellettuale, ma poi scopre che è un modo per liberare le sue pulsioni nascoste, mentre la marchesa cerca nell'irrazionale la risposta ad un problema impossibile da risolvere. I due diversi atteggiamenti verso il soprannaturale sono però accomunati da un punto di congiunzione: il desiderio.
Il regista Jorge Grau approfitta del film per esprimere anche considerazioni socio-politiche, come quando lo scettico dottore interpretato da Silvano Tranquilli spiega che in realtà i vampiri sono gli speculatori e coloro che abitano nei palazzi, cioè i nobili.

sabato 13 giugno 2009

Hammer Horrors (11): Il Fantasma dell'Opera

Nell'opera di rivisitazione dei classici dell'horror che caratterizza la prima fase della Hammer, la casa di produzione britannica realizza la propria versione de 'Il Fantasma dell'Opera' (The Phantom of the Opera), il film più romantico del regista Terence Fisher, che ricalca, anche nel trucco del Fantasma, la versione Universal del 1943, ma è più vicino alla storia originale del famoso romanzo di Gaston Leroux. Fisher si trova a suo agio nel clima gotico-romantico della vicenda, e ne enfatizza gli aspetti morali. La pellicola, girata nel 1961 e distribuita nel 1962, seppur 'mascherata' da horror, è in realtà un'intensa storia d'amore, recitata con grande sensibilità dal cast (Herbert Lom, Heather Sears e Michael Gough su tutti), e forse anche per questa sua carenza dal lato orrorifico, nonostante si tratti della più costosa produzione Hammer dell'epoca, si rivelò un clamoroso insuccesso commerciale in madre patria (ma fece comunque un buon incasso in U.S.A.).




venerdì 12 giugno 2009

Horror Icons (41): Korang, la terrificante bestia umana

In 'Korang, la terrificante bestia umana' (La horripilante bestia humana, Messico, 1969) un medico per salvare il figlio Julio, affetto da una grave malattia cardiaca, decide di trapiantargli il forte cuore di un gorilla. L'operazione riesce perfettamente, ma provoca un effetto collaterale non da poco: Julio infatti periodicamente si trasforma in un essere scimmiesco dagli istinti brutali e assetato di sangue. Un poliziotto fidanzato di una campionessa di wrestling indaga sui delitti del mostro.
Il film è scritto e diretto da Renè Cardona (1906-1988), mitico e attivissimo regista messicano, che costruisce (ma solo per la versione 'd'esportazione' della pellicola) uno scatenato binomio di sesso e violenza horror: lo stile compassato di Cardona si accompagna a brutali e realistiche scene di violenza sessuale e massacro da parte della bestia in un tripudio di vestiti strappati e di donne nude che si agitano sotto le grinfie del mostro. La storia segue uno sviluppo melodrammatico lineare e pessimista, a cui si aggiunge anche la lucha libre (femminile), un must dell'horror messicano di quel periodo. Un film che è un reperto di un'epoca irripetibile.













giovedì 11 giugno 2009

Hammer Horrors (10): L'implacabile condanna

Spagna, fine del XVIII secolo. Un mendicante si reca al castello del marchese Siniestro, il giorno in cui questi celebra le proprie nozze. Il sadico marchese lo fa rinchiudere nelle segrete, dove, presto dimenticato, si trasforma in una creatura dagli istinti bestiali. Vent'anni dopo il marchese, respinto da una giovane serva sordomuta (Yvonne Romain), fa rinchiudere anche lei nelle segrete, dove viene violentata dal mendicante. La ragazza, rimasta incinta, riesce a fuggire e tenta di annegarsi. Salvata, viene ospitata dal gentile professor Alfredo Carido, ma muore mettendo al mondo il bambino, il giorno di Natale. Il bimbo, chiamato Leon, viene allevato da Don Alfredo e dalla sua governante Teresa.
Sei anni dopo, un lupo aggredisce le greggi una notte di luna piena e viene scacciato da un pastore a fucilate. La pallottola viene trovata nel corpo del fanciullo, e un sacerdote ne conclude che Leon è affetto da licantropia, ma spiega a Don Alfredo che la malattia si può curare con l'amore. L'attenta vigilanza dei genitori adottivi aiuta Leon a superare le crisi.
Leon s'innamora di Cristina, ma il destino lo attende implacabile: divenuto adulto, dopo la sua prima esperienza con una prostituta, la maledizione si risveglia in lui e, notte dopo notte, numerose sono le sue vittime.
Nonostante Alfredo si adoperi per aiutarlo, Leon viene catturato dalla polizia. Ritrasformatosi in lupo mannaro in una notte di luna piena, fugge dalla cella, ma viene braccato dall'intero villaggio e Alfredo si trova costretto ad abbatterlo con una pallottola d'argento.

'L'implacabile condanna' (The Curse of the Werewolf), girato nel 1960 ma distribuito nel 1961, è probabilmente il film più amaro e tragico fra quelli diretti da Terence Fisher per la Hammer, e si avvale della robusta interpretazione di Oliver Reed (qui al suo primo ruolo importante) nella parte dell'uomo lupo.
Il licantropo di Fisher mantiene il carattere di innocente condannato da una maledizione già presente nel personaggio di Larry Talbot interpretato da Lon Chaney Jr. nei film della Universal, ma questo motivo si arricchisce con una precisa ambientazione, in un periodo più congeniale al regista, anche se in un luogo inusuale, per poter utilizzare meglio il simbolismo cattolico. Fisher, continuando la sua analisi della figura simbolica del mostro, descrive con profondo disprezzo la cattiveria degli aristocratici che usano i poveri per trastullo, e sviluppa una tesi già accennata anche ne 'La Vendetta di Frankenstein', e cioè che il Male nasce contemporaneamente dagli istinti bruti e naturali dell'uomo (il mendicante bestiale) e dalla violenza di una società immorale (la figura del marchese Siniestro), e per illustrarla ricorre a una complessa costruzione allegorica, giungendo persino a fare di Leon, nato nel giorno di Natale, un Cristo strutturalmente 'rovesciato': la nascita di Leon è preceduta da una sorta di derisoria annunciazione alla madre, la serva sordomuta, mentre i suoi padrini considerano la sua apparizione come un miracolo, poi la nascita nel giorno di Natale, il parallelo con la Madonna, il ribollire del fonte battesimale (e il 'battesimo' prenatale della madre), tutto ciò evoca inevitabilmente associazioni cristiane.
Il film è in gran parte costruito su antinomie (amore/sesso, uomo/lupo, padrino/padre bestiale, innamorata/prostituta, prete/padrone, operosità/dissolutezza, casa/bordello, pelle liscia/pelosità, giorno/luna piena) ed è particolarmente simmetrico, iniziando e terminando con la campana della chiesa che suona, prima per un matrimonio, poi per la morte di Leon.