sabato 28 gennaio 2012

Confessioni di una Poliziotta (3): Il buio era tenebra, la pioggia era diluvio (parte 1)

Mi svegliai legata ad un letto. Un forte dolore mi trafiggeva il collo. Avevo freddo. Mi resi conto, ancora frastornata, di essere solo in biancheria intima; così i ricordi riaffiorarono nella mia testa ancora confusa. Ero salita in auto ed ero partita. Pioveva.
Indagavo sulla sparizione di sei persone. Non avevano legami tra loro nè elementi che le accomunavano, ma tutte erano misteriosamente scomparse lungo una strada che attraversava la campagna. Nessuno sapeva nulla, o forse non voleva sapere nulla. Non riuscivo a fare passi avanti nelle indagini, e così pensai di rifare la stessa strada che quelle persone avevano fatto. Pioveva e non vedevo nulla. Poi la macchina si fermò: la batteria era morta. La ricetrasmittente non funzionava. Provai a chiamare qualcuno col telefonino ma, quando si dice la sfiga, non c'era campo. Decisi di tornare indietro.
Ero circondata dalla campagna, non c'era una casa; il buio era vera tenebra e la pioggia era diluvio. Mi trovai fra gli alberi e mi sembrò di vedere una luce in lontananza: mi ci diressi, senza rendermi conto che mi stavo allontanando troppo dalla strada. Man mano che mi avvicinavo compresi che era una fattoria; c'era anche un recinto attorno alla casa, in pietra. Avevo di sicuro perso l'orientamento perchè non ricordavo quella casa durante le perlustrazioni. La raggiunsi e la torcia elettrica che avevo si spense, così caddi nel panico perchè quasi contemporaneamente anche la luce nella casa si spense. Respiravo profondamente, ripetendomi di mantenere la calma. Mi diressi verso la porta. Per sentirmi più sicura impugnai la pistola. Appoggiai l'altra mano sulla porta che scoprii già aperta e che alla pressione del mio palmo si spalancò lentamente di fronte a me.
Dentro era buio, non vedevo quasi niente. Inciampai su una sedia. Vidi una tavola, al centro della stanza, caoticamente apparecchiata. Poi sentii un profondo ma tenue respiro dietro di me, e la mia incosciente spavalderia si dileguò. Strinsi ancora più forte la pistola e mi girai di scatto, ma qualcuno mi colpì con un calcio allo stomaco. Mi piegai e persi la pistola. Ora allo stomaco sentivo una tenaglia che mi toglieva il respiro. Alzai il viso; un lampo illuminò la stanza, e vidi un essere alto due metri, un armadio, e sebbene portasse una specie maschera, se ne potevano comunque intuire i lineamenti deformi del volto. Non credo ai mostri, ma lui lo era. Cercai di raggiungere la porta ma lui mi afferrò subito. Ora ce l'avevo di fronte: era un mostro senza dubbi. Mi sollevò stringendo le sue mani attorno al mio collo: in affanno, cercai di divincolarmi e poi, spinta dalla disperazione, gli sferrai un calcio ai testicoli. Mollò la presa grugnendo. Subito scattai verso la porta e corsi fuori, ma dopo pochi metri un atroce colpo alla nuca mi fece cadere e persi i sensi.
(continua)

2 commenti:

Mirella ha detto...

Ciao Francesca! Dato che vado via per una settimana e torno la prossima, sono passata a salutarti^_^
Un bacione, a presto!!!

ps: hai ragione, credevo fosse Boris Karloff... mi hanno fregata, ahahah :D

Francesca Paolucci ha detto...

Grazie Mirella, un bacione anche a te!