lunedì 9 gennaio 2012

Tormento


Ero divenuta sposa a trentadue anni e mio marito ne aveva trenta in più. Non fu l’amore che mi spinse al matrimonio, ma l’affetto e la sicurezza economica in cui lui poteva farmi vivere. Provenivo da una famiglia di contadini, ed eravamo molto poveri. La mia vita era triste: mia madre morì quando avevo solo quattro anni, e crebbi con mio padre e i miei due fratelli. La guerra poi peggiorò le cose.
Conobbi Alfonso perché mio padre e i miei fratelli lavoravano per lui: era un uomo tutto d’un pezzo, molto galante e rispettoso, era solo più grande di me. Quando andò a parlare con mio padre per chiedere la mia mano io accettai, e le nostre vite cambiarono.
Il tempo passò. Alfonso non mi faceva mancare nulla, ma un giorno conobbi Ettore, il suo nuovo bracciante, e mi sentii subito attratta da lui. Cercai di resistere al desiderio che provavo ogni volta che lo vedevo e sentivo la sua voce. Una notte, durante la festa per la vendemmia, ci baciammo, e il desiderio ebbe il sopravvento: facemmo l’amore sotto la luna e le stelle, mi soffocò di baci e carezze, e il piacere si impadronì di ogni parte di me. Così iniziò la nostra storia. Eravamo sempre molto attenti e discreti: non volevo che Alfonso ci scoprisse, prima di tutto per non umiliarlo, ma sinceramente anche perché non avrei mai potuto accettare di tornare indietro in quel mondo di nulla.
Un giorno giunse la notizia della morte del fratello di Alfonso, Giuseppe, e di sua moglie Ester. Morirono in un incidente e lasciarono un figlio, Leonardo. Alfonso, legatissimo al fratello, decise di prendersi cura del ragazzo.
Io conobbi Leonardo il giorno dei funerali. Notai che non smise mai di guardarmi, ma pensai fosse normale: un sedicenne rimasto orfano, doveva conoscermi. Una volta tornati a casa lo accompagnai nella sua stanza e gli sistemai le cose nei cassetti; volevo cercare di fargli sentire l’affetto di cui pensavo avesse bisogno soprattutto in quel momento.
All’inizio non ci feci caso, ma me lo trovavo sempre ovunque che mi guardava. Scrutava il mio corpo, in modo sfacciato manifestava il desiderio di me. Un giorno mentre mi spogliavo in camera mia un rumore mi fece girare di scatto e vidi la porta scostata. Mi rivestii in fretta ed andai verso la porta, che ero sicura di aver chiuso, ma non c’era nessuno. Corsi all’imbocco delle scale e vidi Leonardo che stava scendendo: si girò e guardandomi sorrise. Rimasi turbata. In un primo momento momento pensai di dirlo ad Alfonso al suo ritorno la sera, ma poi decisi che sarebbe stato meglio parlare a quattr’occhi con il giovane cercando di capire cosa gli stava passando per la testa.
Quella stessa sera Alfonso dovette inaspettatamente partire per concludere affari importanti: sarebbe stato via fino al giorno seguente. Sentendomi sola decisi di andare da Ettore. Aspettai che passasse la mezzanotte e in totale silenzio mi vestii e a piedi nudi scesi le scale: ero certa di aver fatto piano. Uscii andai da lui nella casa in fondo al podere: appena aprì la porta e mi vide mi trasse a sé baciandomi con forza. Chiuse la porta e afferrando i miei lunghi capelli neri mi portò la testa all’indietro e mi baciò il collo, mentre con l’altra mano salì sotto la gonna e mi accarezzò le cosce. Mi disse di spogliarmi. Io feci scivolare a terra tutti i miei vestiti. Poi ci baciammo di nuovo. Lui mi portò sul suo letto e facemmo l’amore. Mi rendevo conto di non essere una donna onesta né con Alfonso, né con Ettore, perché se all’inizio pensai di essermi innamorata di lui questa sensazione passò subito: lui mi dava un forte piacere fisico di cui, sempre più, sentivo il bisogno, ma non era amore.
Era ancora buio quando mi rivestii e tornai a casa. Salii in camera, andai a letto e mi addormentai. Quando aprii gli occhi trovai Leonardo sul letto accanto a me che mi accarezzava il seno. Di scatto mi alzai dal letto e gli intimai di uscire dalla stanza. Arrabbiata gli dissi che aveva esagerato e che avrei raccontato tutto allo zio. Lui mi guardò sorridendo con un ghigno diabolico che mi disturbava parecchio, tanto che lo schiaffeggiai. Lui si sistemò i capelli e mi rispose che mi conveniva stare zitta, perché altrimenti avrebbe raccontato tutto quello che avevo fatto con Ettore la notte appena trascorsa. Ammise candidamente di avermi seguito. Io gli afferrai quel visino da schiaffi e chiesi: “Che cosa dici?!’. Leonardo però mi disse di non perdere tempo a mentire. Mi fece complimenti sul mio corpo, sul mio seno prosperoso, e disse che voleva che quelle cose che facevo con Ettore le facessi anche con lui. Abbassai lo sguardo sentendomi umiliata e in gabbia: o facevo quello che diceva o lui avrebbe detto tutto ad Alfonso, che avrebbe creduto alla storia, preso com’era dal nipote, che considerava il figlio che non aveva avuto. Gli urlai di lasciarmi sola e di uscire subito dalla stanza. Scoppiai a piangere, perché non potevo rischiare di tornare povera com’ero. Mi calmai e pensai a lungo, e seppur mi vergognavo nell’ammetterlo decisi di accettare il lurido ricatto di Leonardo. Scesi, preparai la colazione come niente fosse e anche quando tornò Alfonso feci finta di nulla. Leonardo capì che mi aveva chiuso in trappola. Persino durante il pranzo, in presenza di Alfonso, mi sfiorò con il piede le cosce e il pube da sotto la tavola, facendomi sussultare.
Cercavo per quanto mi fosse possibile di non rimanere mai da sola per evitare di dare occasioni a Leonardo, che diabolicamente le creava. Un giorno, mentre con Maria, la mia donna di servizio, facevo la conserva di pomodoro, mi afferrò da dietro il sedere, palpandomi con forza: io soffocai a fatica un grido, temendo che Maria potesse accorgersi della cosa.
Un giorno Alfonso mi disse che l’indomani sarebbe dovuto partire per un importante viaggio d’affari. Gli chiesi di poter andare con lui, e sembrava fosse propenso ad accontentarmi, ma proprio quella sera Leonardo non scese a tavola dicendo di stare male, e allora Alfonso mi disse che avrebbe preferito se fossi rimasta a casa per prendermi cura di lui. Io annuii per farlo stare tranquillo, ma mi disperai dentro.
La mattinata passò stranamente in maniera tranquilla. Leonardo rimase in camera sua, e mi convinsi che forse stava veramente male. Nel primo pomeriggio andai a coricarmi. Ero sdraiata in sottoveste sul letto. Faceva caldo. Sentii la porta aprirsi e vidi entrare Leonardo: si diresse verso il letto e in un attimo mi fu sopra. Mi baciò con violenza e infilò le mani sotto la mia sottoveste palpandomi il seno. Non potevo accettare tutto questo da uno sbarbatello viziato: la rabbia mi salii alla testa, lo spinsi con forza via da me e lo schiaffeggiai. Lui, inaspettatamente, mi schiaffeggiò a sua volta. Non mi aspettavo tanta forza. Mi bloccò le braccia dietro la schiena e mi baciò di nuovo con rabbia. Poi mi mise a pancia sotto, standomi seduto sopra, si sfilò la cintura e con essa mi bloccò i polsi. Mi rigirò, poi mi tolse la sottoveste e mi sfilò le mutandine. Toccava il mio seno, baciandolo con foga e frenesia. Cercai di liberarmi, ma mi schiaffeggiò di nuovo. Si sfilò pantaloni. Mi allargò le gambe, in un modo così umiliante per una donna. Mi possedette con forza. Ero inerme sotto la sua violenza, non potevo reagire. Chiusi gli occhi. Volevo estraniarmi, ma non ci riuscivo. Lui mi baciava il collo, poi quando finì mi baciò sulla bocca. Io scossi la testa non contraccambiando il suo bacio, ma a quel punto non sembrava che gli importasse: si rivestì e se ne andò. Pensai che forse avrei potuto accettare quel lurido ricatto, per un attimo me ne convinsi, solo per paura della povertà che tanto mi aveva segnato in passato, ma in quel modo avrei per sempre perso il rispetto per me stessa. Pensando queste cose mi ritrovai alla stazione. Decisi di andarmene. Scrissi una lettera ad Alfonso spiegandogli che non volevo più vivere con lui e che non doveva cercarmi: era una bugia, ma non importava più. Alfonso avrebbe sofferto, ma ero certa che il suo lavoro, tanto importante per lui, l’avrebbe aiutato. Non spiegai nulla a Ettore. Me ne andai col buio e a piedi. Salii sul treno con un piccolo bagaglio e non mi guardai mai indietro.

2 commenti:

MaGiLLa ha detto...

Francesca ciao! Hai mica letto il mio fumetto? Se si mi piacerebbe molto lo facessi leggere anche ad Enrico ed Andrea e sarebbe stupendo se ognuno di voi mi scrivesse cosa ne pensa via mail: mariaconcettatorre@libero.it. Il sito da cui scaricarlo è http://www.sendspace.com/file/snspa4. Un abbraccio :)

Francesca Paolucci ha detto...

Ciao Magilla! Ho scaricato il file ma non ho ancora avuto il tempo di leggerlo. Prometto che al più presto ti farò sapere che ne penso (e chiederò a Enrico e Andrea di fare altrettanto).