Era notte. Pioveva a dirotto. Il vento sollevava le foglie creando strani mulinelli e i rami delle piante si muovevano convulsamente: sembravano braccia che si scagliavano verso il cielo come in cerca di aiuto. "Aiuto!" è ciò che Maria avrebbe voluto gridare mentre si dimenava disperatamente dopo che quattro uomini l'avevano afferrata. Lei cercava solo un taxi, non voleva bagnarsi. La strada sembrava deserta ma in realtà loro erano lì, come lupi che osservano a lungo la loro preda, finché capirono che potevano agire. Lei cercò di urlare ma velocemente le posero un panno intinto di cloroformio sulla bocca e la scaraventarono dentro un furgone. Maria svenne. Il furgone sfrecciò subito via lungo la strada, perdendosi nel buio.Maria si svegliò frastornata. Cercò di muoversi ma non ci riuscì: capì di essere legata. Sentiva freddo e realizzò, non immediatamente, di essere nuda. Mosse il capo: cercava qualcosa, forse una via d'uscita, ma vide solo una cripta buia e soltanto allora si rese conto di essere sdraiata su di un gelido sarcofago di pietra. Una mano ruvida la accarezzò. Maria voltò lo sguardo e lo vide: i suoi occhi si chiusero d'impulso, come per sfuggire a qualcosa che le parole non possono nè descrivere nè definire. Poi, senza sapere come, si riaprirono; forse voleva avere conferma di quello che aveva innanzi, e la realtà era lì di fronte a lei, raccapricciante più che mai. Quell'essere era proprio lì, che si ergeva imponente come un mostro d'incubo. Maria capì così finalmente quale sarebbe stato il suo destino.
6 commenti:
Inquietante...
Vedo che hai ripreso a postare racconti... OTTIMO!!!
Un saluto
Ciao Simone! Grazie della visita e del commento.
Bello!
Mi piace come affronti il genere rizza-capelli ;-)
A presto
Sono contenta che ti sia piaciuto, Zano. Spero che ti piacciano anche i prossimi racconti.
Semplice e coinciso... brava Francesca!
Grazie Luigi!
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